All’ospedale Cotugno di Napoli si sperimenterà il vaccino anti-coronavirus, prodotto in Italia, Reithera. Lo ha annunciato nella consueta diretta Fecebook del venerdì il Presidente della Campania Vincenzo De Luca. “L’ospedale Cotugno è stato scelto dal ministero con lo Spallanzani per la sperimentazione del vaccino italiano Reithera. Da marzo comincerà arruolamento dei volontari. E’ un riconoscimento importante per questo ospedale che è eccellenza dell’Italia non solo della Campania”. Il vaccino è alla fase uno, i ricercatori sono intanto pronti alla sperimentazione sull’uomo delle fasi 2 e 3. L’obiettivo è quello di chiedere l’autorizzazione all’Agenzia Europea del Farmaco entro l’estate per avviare una produzione di circa 100 milioni di dosi. Invitalia, soltanto la settimana scorsa, ha fatto sapere che acquisterà il 30% del capitale della società che sta sviluppando il vaccino in collaborazione con l’Ospedale Spallanzani di Roma.

ReiThera convince perché usa la stessa tecnologia dei farmaci efficaci contro Ebola e Malaria; perché si conserva tra i due e gli otto gradi, quindi non ha bisogno di freezer speciali; perché va somministrato in ciclo unico, quindi senza richiamo come la maggior parte dei vaccini al momento in circolazione. La Regione Lazio ha investito 5 milioni di euro per perfezionare la ricerca. Il commissario straordinario all’emergenza, alla riapertura delle scuole e alla campagna vaccinale, e Ad di Invitalia, Domenico Arcuri, ha dichiarato che “il nostro CdA ha approvato il contratto di sviluppo presentato da Reithera che finanzia un investimento industriale e di ricerca da 81 milioni di euro. Gran parte dell’investimento, 69,3 milioni, sarà destinato alle attività di Ricerca & Sviluppo per la validazione e produzione del vaccino anti-Covid. La restante quota (11,7 milioni) sarà utilizzata per ampliare lo stabilimento di Castel Romano (Roma), dove sarà prodotto il vaccino”.

ReiThera ha sede vicino all’altra biotech Takis, l’azienda che lavora a un altro vaccino con Rottapharm Biotech di Monza. Anche questo, come annunciato nei giorni scorsi, sarà sperimentato a Napoli, all’Istituto Pascale di Napoli. “Lo sviluppo di un vaccino a Dna sintetico rappresenta un’ulteriore arma per l’immunizzazione di massa. Inizieremo la sperimentazione su un campione di una ventina di volontari dai 18 anni in su e affronteremo le due fasi previste dall’iter di verifiche”, ha dichiarato Paolo Ascierto, direttore dell’Unità di melanoma, immunoterapia oncologica e terapie innovative del Pascale e coordinatore dello studio clinico con Marina Cazzaniga e Paolo Bonfanti dell’Università Milano-Bicocca e a Simone Laini dell’Istituto Spallanzani di Roma. La sperimentazione, con il via libera dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) potrà partire già questo mese. I primi risultati dopo tre mesi di studi.

Per tornare a ReiThera, il direttore Scientifico dell’INMI Spallanzani Giuseppe Ippolito aveva dichiarato a inizio gennaio che “comparando i dati di questo studio con quello degli altri due vaccini anti-Covid di di Pfzer, già in Italia, e Moderna che sta completando la sua procedura all’Ema (nel frattempo approvato, ndr), noi siamo esattamente in linea e la capacità di prevenire la malattia, almeno quella grave, è sostanzialmente sovrapponibile a Pfizer e Moderna”. Una buona notizia, dunque, considerando i ritardi e la mancanza di dosi per accelerare la lotta alla pandemia. De Luca, nel punto stampa, ha illustrato: “Il rallentamento consegne dei vaccini a volte pesante. Noi per uscire da pandemia dobbiamo vaccinare il 70 percento degli italiani, con due somministrazioni. A febbraio abbiamo avuto, come programmazione, 277mila dosi Pfizer e Moderna, e 104mila dosi di Astrazeneca. Diamo per buoni i numeri e dividiamo per due: dunque noi avremo se tutto va bene circa 180mila persone vaccinate a febbraio. In Campania ne dovremo vaccinare 4,6 mln. Con questo ritmo in dieci mesi noi avremo 1,8 milioni di vaccinati. Per arrivare all’obiettivo noi impiegheremo tutto il 2022 fino a una parte del 2023.

Vito Califano