Il Presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi è come Gesù Cristo, “un uomo votato al martirio”, ha detto il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca. Il governatore sceriffo irrompe nella crisi di governo nel secondo giorno di consultazioni dell’ex Presidente della Banca Centrale Europea. E ne ha per tutti: per il premier uscente Giuseppe Conte, il portavoce Rocco Casalino, il Movimento 5 Stelle e così via. Il momento, insomma, è delicato ma non serio, come da tradizione italiana. Certo è rassicurante la figura di Draghi, che De Luca accoglie con favore. “In attesa del lavoro improbo di Mario Draghi, ho provato un moto di solidarietà, per quest’uomo saggio e mite. Mi è apparso come Cristo quando ha cominciato a fare i colloqui con i cespugli: uno, due, tre e lui seduto a quel tavolo – ha detto nella sua consueta diretta nel venerdì pomeriggio – Un uomo votato al martirio e che dovrà affrontare problemi drammatici, cose che ci sono vicine e che pesano sulle nostre vite, come il Covid, in attesa dell’esito delle vicende politiche”.

C’è insomma da essere soddisfatti ma niente ancora da festeggiare. “Non suoniamo ancora le campane a festa. Credo che Draghi dovrà fare un percorso di guerra, ma vedrete che già quando presenterà la lista dei ministri avrà un primo bombardamento – prevede De Luca – Intanto prendiamo atto che l’Italia ha individuato una personalità che per la sua sola storia dà prestigio all’Italia e ci dà credibilità in Europa e nei mercati finanziari”. La nomina del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è stata “un colpo d’ali”, “abbiamo respirato sinceramente aria nuova da quando ha cominciato a parlare Draghi, un’aria di grande semplicità, di grande sobrietà, dopo un decennio di demagogia, fatta di supponenza ed incompetenza nel nostro Paese”.

Una considerazione tra sarcasmo e serietà dedicata anche al premier Conte, che ieri, in un discorso del “tavolino” di fronte a Palazzo Chigi, ha promesso fedeltà al Movimento 5 Stelle e lanciato un appello anche a Partito Democratico e Liberi e Uguali. Innanzitutto l’ironia sullo stesso tavolino del punto stampa. “In questi ultimi due tre anni abbiamo visto cose bizzarre, cose che noi umani neanche avremmo immaginato di vedere, l’ultima di queste meraviglie l’abbiamo vista quando è stato portato davanti a Palazzo Chigi, a piazza Colonna, un tavolino spoglio, mi sembrava anche con la vernice un po’ scrostata. Si è immaginato che volessero far vedere che almeno un banco buono c’era in Italia – riferimento esplicito ai banchi a rotelle per le scuole, voluti dal governo e dal ministero dell’Istruzione, con la consulenza del commissario alla riapertura Domenico Arcuri, costati circa 119 milioni di euro – Poi con il passare dei minuti si è pensato che volessero accendere un barbecue, fare una bella grigliata a piazza Colonna. Abbiamo aspettato invano l’arrivo di Casalino col grembiulino, ma è arrivato Giuseppe Conte“.

Quindi le riflessioni sul ruolo nella crisi del Presidente del Consiglio uscente: “Nel suo breve discorso che ha tenuto Conte, era contenuta anche un’affermazione impegnativa: io ci sono e ci sarò. Ci ha minacciato chiaramente, avrebbe detto Peppino a Totò nel ristorante di Milano – e poi un passaggio meno ironico – Giuseppe Conte ha fatto un discorso breve ma ricco, sintetico ma significativo, con il quale si è auto attribuito la funzione di Mitterrand italiano, cioè di federatore delle forze progressiste. E’ un compito arduo, ovviamente. Gli anni futuri ci diranno se questo obiettivo è un cavallo per la sua coscia. Battute a parte, se riuscirà a essere il federatore del mondo progressista in Italia avrà fatto un lavoro importante per la solidità della democrazia italiana”.

Il discorso di De Luca sintetizza anche quel sottosopra, quel fulmine a ciel sereno, quel capovolgimento di strategie e posizioni che è stata la nomina di Mario Draghi. Un caos e un momento della verità per i partiti, soprattutto pei 5 Stelle. “La politica di Draghi costringe tutte le forze politiche a fare i conti con le proprie contraddizioni – ha detto De Luca – I M5s che nel giro di due o tre anni hanno assunto posizioni che sono l’esatto contrario di quello che hanno raccontato per 10 anni: sulle questioni che riguardano le alleanze politiche che escludevano per via di principio; sulla lotta alle correnti nei vari partiti … altro che correnti nei 5 Stelle; pronti a trasmettere tutto in streaming ogni passaggio politico sarebbe stato trasparente, sottoposto alla conoscenza e al giudizio degli iscritti, dei cittadini. La posizione sui vaccini e quella assunta da 10 anni, che anche per un avviso di garanzia bisognava mandare a casa chi aveva funzioni pubbliche. Poi per la Raggi, per l’Appendino e tutti gli altri le regole sono cambiate. Perfino a quando si sono costituiti i governi bisognava andare a piedi a lavorare. I primi ministri per le prime 24 ore andavano con i mezzi pubblici, 24 ore poi tutti con la macchina di servizio”. E quindi: “Se dobbiamo diventare maturi, ha detto un dirigente 5 Stelle, va bene così. Ci auguriamo si consolidi il processo. Solo da rilevare che si poteva arrivare alla maturità con adolescenza non tanto lunga”

Vito Califano