Mario Draghi “apostolo delle élite”, come lo ha definito su Facebook Alessandro Di Battista, il pasdaran grillino che da martedì sera strilla a destra e a manca il suo ‘no’ ad un governo guidato dall’ex numero della Banca centrale europea? Se, come ovvio, la figura di Draghi è da sempre legata al mondo della finanza e delle banche, dalla Banca d’Italia a quella centrale europea, dalla banca d’affari Goldman Sachs ai ruoli dirigenziali al Ministero del Tesoro, il presidente incaricato con un passato da studente dai gesuiti porta in dote anche delle sorprese.

Quanto a idee politiche infatti Draghi si è detto tutt’altro che un estremista, in questo caso da intendersi come ultraliberista. I dubbi sul suo orientamento sono lontani nel tempo, avendo lavorato con sette ministri diversi, da Giulio Tremonti a Carlo Azeglio Ciampi e Vincenzo Visco, oltre a governi che andavano dalla Dc di Giulio Andreotti a centrosinistra e centrodestra. Tutti gli “osservatori”, già all’epoca, non avevano una idea chiara sul pensiero politico di Draghi.

Il presidente del Consiglio incaricato ha fatto chiarezza sulla sua visione politica nel 2015, in una intervista concessa al settimanale tedesco “Die Zeit”. “Si sente vicino a qualche gruppo politico?”, aveva chiesto all’epoca il giornale, in un periodo in cui Draghi era sotto accusa da parte di media e politica tedesca perché troppo “interventista” e “politico” nelle scelte della Bce. La risposta? “No. Le mie convinzioni rientrano in quelle idee che oggi verrebbero definite del socialismo liberale, quindi non proprio collocabili in raggruppamenti estremi”.

In un ritratto firmato nel marzo dello scorso anno, il direttore di questo giornale, Piero Sansonetti, lo ha definito “Lib-lab della prima ora, viene chiamato oggi a salvare la patria”, ovvero Liberal-Laburista, il “tentativo di mettere insieme le idee liberali anglosassoni con le idee socialiste”.

Napoletano, classe 1987, laureato in Lettere: vive di politica e basket.