La questione giustizia ha fatto irruzione nella crisi di governo. E ha fatto esplodere la maggioranza. I renziani sono andati allo scontro coi 5 stelle. Il Pd media. E, come spesso gli succede, fallisce. Una composizione ormai sembra difficile. Non è semplice mettere insieme un governo con dentro sia i liberali sia i seguaci del neototalitarismo giudiziario, cioè i 5 stelle e parte della sinistra. Ci sarebbe un argine: la Costituzione. Ma è un oggetto poco conosciuto in Parlamento.

Ieri i vari partiti della coalizione che avrebbe dovuto sostenere il Conte-ter hanno trattato fino a sera. Sui possibili ministri e sui programmi. Rottura, a quel che sembra, su tutti e due i tavoli tra la componente giustizialista e la piccola pattuglia liberale. Renzi si è opposto a Bonafede ministro. I 5 Stelle invece lo difendono. Renzi ha chiesto anche delle modifiche profonde alla politica della giustizia, ma non ha ottenuto niente. Neanche la riforma della legge che un anno fa aveva abolito la prescrizione e stracciato l’articolo 111 della Costituzione. Si oppone il partito dei Pm e il partito dei Pm, seppure travolto dal palamaragate, resta il partito politico più potente, in Italia.

A questo punto ha ragione il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: non è il momento delle elezioni, serve un governo di alto profilo istituzionale, un governo serio. Che possa gestire la lotta alla pandemia e la difficilissima partita della ripresa economica. E allora? Oggi il capo dello Stato ha convocato al Quirinale Mario Draghi. Noi del Riformista ci speravamo, lo abbiamo scritto tante volte: oggi è l’unico in grado di gestire una fase così delicata a partire dai fondi del Recovery fund. Sarebbe l’unica soluzione utile per il Paese. Potrebbe servire a mettere delle persone competenti nei vari ministeri.

Bisogna vedere se il centrodestra è in grado di muoversi dalle sue posizioni e abbandonare la parola d’ordine “elezioni o morte”. Che un po’ ha stancato. E se i 5 stelle si faranno da parte. Lo sapremo nelle prossime ore. Ma ora finalmente siamo sulla buona strada.

Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.