L’hanno travolta mentre stava lavorando fuori al ristorante “Cala la pasta” del compagno Raffaele e ridotta in fin di vita. Ma oggi Veronica Carrasco sta meglio e ha lasciato l’ospedale. E nel giorno in cui viene data esecuzione a tre arresti per quanto le è accaduto, racconta quei momenti drammatici: “Li hanno presi e ringrazio la polizia. Li perdonerò? Odiare è soltanto una perdita di tempo”, ha detto intervistata dal Corriere del Mezzogiorno.

Nella foto pubblicata dal quotidiano è sorridente accanto al compagno Raffaele che è sempre rimasto al suo fianco. La Squadra Mobile di Napoli ha infatti dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip del Tribunale partenopeo su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti del 19enne Patrizio Bosti, figlio del boss Ettore Bosti e omonimo del nonno, già condannato in via definita perché ritenuto ‘intraneo’ al clan Contini, confederato nell’Alleanza di Secondigliano assieme ai clan Mallardo e Licciardi. In carcere anche il 19enne Giorgio Marasco, perché gravemente indiziato come Bosti di violenza privata e favoreggiamento personale, aggravati dalle modalità mafiose; ai domiciliari invece il 21enne Gennaro Vitone, gravemente indiziato del reato di lesioni personali stradali con l’aggravante della fuga.

“È semplice, o sei con loro, o contro di loro. Mai mezze misure. La camorra è una montagna di merda”, ha commentato Raffaele su Facebook la notizia degli arresti. Intanto Veronica ringrazia le forze dell’ordine: “Non immaginavo tanta solidarietà, sono commossa. Il mio viaggio del dolore, del pianto si conclude nella maniera migliore”. Non odierà chi l’ha quasi uccisa perché dice “significa perdere tempo inutilmente. Ho scelto invece di imparare da questa cosa orribile che mi è capitata. Ho fatto un percorso che non auguro a nessuno ma oggi mi ritrovo con una forza che non immaginavo di avere. Voglio uscire, tornare a fare le mie fotografie. Voglio tornare a vivere perché, ed è anche questa la lezione, bisogna godere di ogni momento. Prendersi le gioie quotidiane, anche le più semplici. Ed essere felici, perché non c’è tempo. Mi sono avvicinata alla morte, per fortuna senza rendermene conto, e posso dire con consapevolezza che non abbiamo tempo”.

Racconta quei momenti di semi incoscienza dopo essere stata travolta e portata in ospedale. Non si è resa conto di quel che stava accadendo, poi una volta risvegliatasi, si è guardata allo specchio e ha capito di essere una miracolata. “Anzi, una donna fortunatissima. Ed è anche questo che oggi mi dà la forza. Ringrazio di cuore i medici dell’ospedale Cardarelli che mi hanno salvata. Ma anche tutti quelli che mi hanno mandato messaggi di conforto e di speranza. Una rete incredibile”.

Una brutta vicenda che Veronica non dimenticherà mai ma lei, originaria di Santiago, di andarsene da Napoli non ci pensa. “Amo questa città –dice – E voglio contribuire a renderla migliore. Ma le istituzioni devono aiutarci a rendere i quartieri più sicuri. Bastano le telecamere e la presenza più costante delle forze di polizia. Se ci fosse stato un bambino, più fragile di me fisicamente, sarebbe morto. E non è concepibile. Io sono stata fortunata e ringrazio Dio. Ho pianto tanto, tantissimo. Ma ora sorrido. Sorrido alla vita e alla mia rinascita”.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.