Andate a controllare le date e le cronache dell’epoca: è esattamente così. Tutte le grandi crisi politiche sono determinate dalla questione giustizia. E tutte – tutte – sono precedute o seguite da misure di riduzione dello Stato di diritto e di sottomissione del potere politico-democratico al potere delle Procure. Fine dell’immunità parlamentare, fine del potere delle Camere di concedere l’amnistia, istituzione di nuovi reati con pene esorbitanti, misure drastiche contro i reati attribuibili ai politici, blocco di riforme come quella Mastella, o quella Orlando o – in precedenza – quelle immaginate e mai realizzate dai governi Berlusconi.

Oggi siamo tornati lì: niente di nuovo. Il Partito delle procure (che noi chiamiamo il PPM, partito dei Pm) non vuole permettere che sia neppure sfiorata la credibilità del ministro Bonafede, che tra tutti i ministri della giustizia del dopoguerra si è mostrato il più prono al PPM. Il PPM è un partito di persone che rispettano l’onore, e non possono permettere che un loro uomo fedele sia ferito. Non lo abbandonano, né per necessità né per opportunismo. E dunque il diktat è semplice: giù le mani da Bonafede o il governo cade e si va alle urne. Non permetteremo la formazione di un nuovo governo.

Era evidente che i 5 Stelle si sarebbero inchinati. Come è possibile che il Pd faccia lo stesso? E dentro il Pd c’è pieno accordo su questo cedimento e questa rinuncia ai propri principi? E lo stesso ministro Orlando, che è stato un nemico dei giustizialisti quando ha fatto il ministro, ora è pronto a cedere loro e a deporre le armi? Non lo so, ma guardo i fatti: è possibile. È sempre sbagliato sottovalutare il Partito delle Procure. E non si capisce proprio niente della politica italiana se non si capisce che il comando, lo scettro, è loro e solo loro. Almeno finché qualche pezzo di politica, abbastanza robusto, non si decida a dare battaglia. Quanto è lontano questo tempo? A occhio, molto, molto lontano.