Non solo le lungaggini dei processi, la riforma della prescrizione, i disagi degli uffici giudiziari, le limitazione ai diritti di difesa. Gli avvocati napoletani hanno denunciato anche un eccessivo ricorso allo strumento delle intercettazioni.

“Accuso – ha detto il presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Napoli, Antonio Tafuri, nel corso del suo intervento alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario – un abuso delle intercettazioni al di là delle esigenze probatorie e al fine di operare di fatto la ricerca del reato e non la sua prova”.

I NUMERI – Solo a Napoli le utenze telefoniche messe sotto intercettazione nel 2019 su richiesta della Procura ordinaria sono state 2.079 e le intercettazioni ambientali 200, a cui devono sommarsi le 6.760 intercettazioni telefoniche e le 906 ambientali nell’ambito di indagini della Dda e le 84 intercettazioni in indagini sul terrorismo.

Spiccano i numeri sulle intercettazioni disposte dalla Procura ordinaria di Santa Maria Capua Vetere 2.076 più le 246 ambientali. Mentre nel complesso, le intercettazioni disposte dalle Procure del distretto sono state nell’ultimo anno oltre 13mila.

“Accuso – ha continuato Tafuri – il potere esecutivo che ha non determina i limiti certi e ragionevoli delle indagini preliminari che di fatto possono protrarsi per anni senza alcuna sanzione, e che tace sui dati oggettivi per cui il 53% delle prescrizioni matura nel corso delle indagini preliminari e il 24% nel corso del giudizio di primo grado veicolando invece la falsa idea che della lunghezza dei processi siano responsabili gli avvocati”.

Dopo il discorso del presidente Tafuri, gli avvocati hanno abbandonato la sala dei Baroni. Anche l’avvocato Armando Rossi, dell’ufficio di coordinamento dell’organismo congressuale forense, ha aderito alla protesta degli avvocati: “Tutti dobbiamo essere uniti per difendere lo Stato di diritto contro il giustizialismo – ha affermato Rossi – è già toccato agli avvocati e al diritto di difesa dei cittadini, ora sta toccando ai magistrati e poi toccherà all’intero impianto della Costituzione e a quel punto da cittadini ci ritroveremo di nuovo sudditi”.