Se non si tratta di un avvertimento, è sicuramente un messaggio che non può rassicurare. Ursula von der Leyen parla dalla storica e prestigiosa università di Princeton, negli Stati Uniti, e sgancia una ‘bombetta’ in vista delle prossime elezioni del 25 settembre in Italia.

La presidente della Commissione europea, chiamata a rispondere alle domande dei giornalisti che sottolineavano come in Italia ci siano tra i leader di partito “figure vicine a Putin”, non le ha mandate a dire: “Vedremo il risultato del voto in Italia, ci sono state anche le elezioni in Svezia. Se le cose andranno in una direzione difficile, abbiamo degli strumenti, come nel caso di Polonia e Ungheria”.

Gli strumenti a cui fa riferimento la von der Leyen sono quelli utilizzati per l’Ungheria la scorsa settimana, quando il governo semi-autoritario di Viktor Orban è stato condannato con il voto ad ampia maggioranza del Parlamento europeo, e con una successiva decisione della Commissione di proporre il taglio dei fondi di coesione a Budapest proprio a causa degli attacchi allo stato di diritto compiuti nel corso degli anni da Orban per rafforzare il suo potere nel Paese. Relazione nell’Europarlamento, va sottolineato, passata col voto contrario proprio di Fratelli d’Italia e Lega, i due partiti che stando agli ultimi sondaggi a disposizione potrebbero guidare assieme a Forza Italia il prossimo esecutivo.

Von der ha quindi aggiunto nel corso del dibattito tenuto a Princeton che “la democrazia ha bisogno di ognuno di noi, è un lavoro costante, non è mai al sicuro“. Parlando delle misure a disposizione dell’Europa per tutelare lo stato di diritto ha citato i casi di Polonia e Ungheria, dove si sono verificati problemi con “l’indipendenza della magistratura” e sulla “corruzione“.

E sul possibile risultato elettorale in Italia ha aggiunto: “Il mio approccio è che noi lavoriamo con qualunque governo democratico che è disposto a lavorare con noi. È interessante vedere la dinamica dei lavori del Consiglio Europeo, non c’è solo un Paese che arriva è dice ‘voglio, voglio, voglio’, ma all’improvviso sei nel Consiglio e realizzi che il tuo futuro, e il tuo benessere, dipende anche dagli altri 26 Stati membri. So che a volte siamo lenti e che parliamo molto, ma anche questo è il bello della democrazia. Dunque vedremo come vanno queste elezioni: anche le persone, a cui i governi devono rispondere, giocano un ruolo importante“.

Le parole pronunciate ieri dalla presidente della Commissione Ue non potevano ovviamente non avere delle conseguenze. Le parole più dure arrivano da chi è stato indirettamente chiamato in causa dalla von der Leyen, come Matteo Salvini: “Si tratta di una squallida, disgustosa e arrogante minaccia, un’invasione di campo non richiesta. La signora rappresenta tutti gli europei, il suo stipendio è pagato da tutti noi – ha detto a Mattino Cinque il segretario della Lega – Il gruppo parlamentare della Lega presenterà una mozione di censura all’Europarlamento. Domenica votano gli italiani non i burocrati di Bruxelles. Ci sono le elezioni, come ci sono state in Svezia e Ungheria. Se io fossi il presidente della Commissione Ue, mi preoccuperei delle bollette”.

Dall’altro lato della barricata c’è Enrico Letta, che tenta di smorzare i toni della polemica innescata dalle dichiarazioni della von der Leyen: “Non c’è nessun ricatto – assicura il leader Dem – il voto di domenica sarà assolutamente libero. Chi gli italiani manderanno al Governo governerà, chi gli italiani manderanno all’opposizione starà all’opposizione”.

Napoletano, classe 1987, laureato in Lettere: vive di politica e basket.