Colpo di scena nella storia infinita della Whirlpool di Napoli: l’azienda ha esteso la procedura del blocco dei licenziamenti fino a metà ottobre in cambio di un’agenda serrata di incontri per discutere dell’eventuale trasferimento di asset e personale. Nel tardo pomeriggio di ieri i vertici della Whirlpool hanno accolto la proposta del ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti che aveva chiesto all’azienda di approfondire un dossier che ha definito «complesso e ambizioso». Durante l’incontro al Mise, infatti, è emerso un progetto di reindustrializzazione che coinvolge cinque aziende e la proroga del blocco dei licenziamenti servirà a valutare le proposte presentata da Invitalia durante il confronto tra sindacati, azienda e istituzioni.

Il piano prevede investimenti complessivi per 87 milioni di euro. «Durante l’incontro presieduto dal ministro Giorgetti e dal viceministro Todde, Invitalia ha presentato un piano per il sito di Napoli – fanno sapere Gianluca Ficco, segretario nazionale Uilm responsabile del settore elettrodomestici, e Antonello Accurso, segretario della Uilm Campania – Il piano, secondo Invitalia, è stato elaborato sulle direttrici di sviluppo tracciate con il Piano nazionale di ripresa e resilienza e punta sulla costituzione di un polo della mobilità sostenibile, a partire dalle filiere già presenti in Campania dell’auto e del trasporto su rotaia».

Nel nuovo progetto, dunque, coinvolte due grandi imprese del settore automotive e ferro-tramviario che si occupano rispettivamente di produzione e assemblaggio di sedili (20 milioni di euro, sei mesi) e di costruzione di un impianto pilota per l’industrializzazione di fuel cell per la mobilità (15 milioni, quattro mesi), una piccola e media impresa di filiera interessata allo sviluppo di progetti di innovazione per l’evoluzione tecnologica delle piccole e medie Imprese della filiera della mobilità (30 milioni, 12 mesi), una media impresa dell’automotive che vorrebbe realizzare un hub di eccellenza per lo sviluppo di sistemi innovativi e per l’erogazione di servizi di ingegneria avanzata per la mobilità (15 milioni, sei mesi) e una terza grande impresa dell’automotive che sfrutterebbe l’area per realizzare un centro di eccellenza per il testing dei materiali (7 milioni, sei mesi).

L’idea, dunque. è di creare un consorzio che trasformi la fabbrica di via Argine in un hub nel quale si realizzino più tipi di prodotti. Un tassello positivo nel mosaico di una vicenda che va avanti da anni a colpi di proteste, minacce, licenziamenti annunciati a metà luglio e incontri, come quello di oggi, che invece aprono a nuove possibilità. Ora la multinazionale americana dialoga di nuovo. «Il risultato ottenuto oggi al tavolo Whirlpool – ha dichiarato a margine del tavolo la viceministra al Mise Alessandra Todde che ha sempre seguito personalmente ogni discussione – è merito di un lungo lavoro di mediazione tra le parti portato avanti dal Mise e dal Lavoro e di un progetto di reindustrialiazzione portato avanti da Invitalia che, seppur da approfondire e da concretizzare, mostra già delle buone fondamenta.  Ora bisogna continuare il confronto tra le parti per garantire il rilancio dello stabilimento campano».

Salvare lo stabilimento di Via Argine, vorrebbe dire salvare il lavoro di 300 operai e l’ultima grande industria presente nell’area Est di Napoli. Una buona notizia quella di ieri, ma i sindacati restano prudenti. Rosario Rappa, segretario generale Fiom-Cgil Napoli, ha dato disponibilità al confronto «senza pregiudiziali» ma «prima di sciogliere qualunque riserva faremo una valutazione finale quando avremo chiaro chi sono i soggetti industriali coinvolti, il piano, la tempistica, gli occupati e le condizioni normative ed economiche».

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.