“La centrale nucleare di Zaporizhzhia è in fiamme in seguito agli attacchi delle truppe russe”. L’allarme è scattato nel cuore della notte quando il sindaco di Enerhodar, Dmitry Orlov, ha annunciato che le fiamme divampavano intorno a quella che è la centrale nucleare più grande d’Europa. “Chiediamo alle truppe russe che fermino il fuoco delle armi pesanti”, ha detto Andriy Tuz, portavoce dello stabilimento di Enerhodar, in un video pubblicato su Telegram. “C’è una reale minaccia di pericolo nucleare nella più grande centrale nucleare d’Europa”. L’impianto è stato poi occupato dalle truppe di Mosca.

Durante la notte l’impianto è stato bombardato dall’esercito russo. Così è scoppiato l’incendio. In particolare è stata colpita l’area dell’unità 1 dell’impianto: il reattore di quell’unità, secondo quanto dichiarato dal portavoce della centrale Andreiy Tuz alla tv ucraina, non è al momento in funzione, ma contiene materiale radioattivo. La notizia ha terrorizzato il mondo.

Subito sono intervenuti i pompieri con difficoltà: gli spari russi ostacolavano il loro ingresso nel perimetro in fiamme. “Chiediamo alle truppe russe che fermino il fuoco delle armi pesanti. C’è una reale minaccia di pericolo nucleare nella più grande centrale nucleare d’Europa”, ha detto Andriy Tuz, portavoce dello stabilimento di Enerhodar.

Dopo un paio di ore è emerso che l’incendio ha riguardato solo il perimetro esterno della centrale, che le bombe hanno colpito un edificio amministrativo dello stabilimento e un laboratorio di ricerca, e che dunque la situazione, al momento, è sicura. Ma la paura resta: “Se dovesse esplodere, sarebbe 10 volte peggio di Chernobyl. La Russia deve immediatamente cessare il fuoco, consentire ai pompieri di intervenire e “creare una zona di sicurezza”, ha scritto su Twitter il ministro degli esteri ucraino Dmytro Kuleba.

Secondo le prime conferme arrivate al mattino, il livello di radiazioni sarebbe al momento invariato. Nello stabilimento ci sono sei dei 15 reattori i funzione nel territorio ucraino. Si tratta di una centrale di quarta generazione. Dunque un luogo particolarmente strategico per i russi che secondo quanto riportato da Rafael Grossi, direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), mercoledì sera aveva comunicato di aver preso il controllo della zona intorno centrale, spiegando che l’attività sarebbe continuata.

Le apparecchiature essenziali della centrale nucleare di Zaporizhzhia non sono state danneggiate dall’incendio provocato nella notte da un attacco russo, senza alcun cambiamento nei livelli di radiazioni, ha affermato l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), citando le autorità di controllo dell’Ucraina. “L’autorità di regolamentazione ucraina ha affermato che un incendio nel sito non ha colpito le apparecchiature” essenziali “e il personale dell’impianto sta adottando misure di mitigazione del rischio”, si legge nella nota. “Non sono stati segnalati cambiamenti nei livelli di radiazioni nell’impianto”.

C’è il rischio di una nuova Chernobyl? Qual è il pericolo concreto dei combattimenti in zone dove sono attive centrali nucleari? A queste domande ha risposto Nicola Armaroli, dirigente di ricerca del Cnr, membro dell’Accademia Nazionale delle Scienze e direttore della rivista “Sapere”, intervistato dal Corriere della Sera. “È la prima volta che un territorio che ospita centrali nucleari si trova in uno scenario di guerra”, ha detto. E se “mi rifiuto di pensare che qualcuno possa coscientemente e volontariamente lanciare dei missili contro uno di questi siti, resta l’errore umano”: un missile potrebbe colpire uno dei reattori dopo che ne è stato perso il controllo.

“È possibile, è un rischio: queste centrali non sono state pensate per resistere a un attacco militare, anche convenzionale. Un altro problema è legato al funzionamento delle centrali nucleari che hanno bisogno in continuazione di elettricità e di essere raffreddate ad acqua. Non dobbiamo dimenticare che anche a Fukushima, in Giappone, è accaduto questo, seppure in seguito a un disastro naturale. Il terremoto ha causato lo tsunami che a sua volta, superando il muro che era stato costruito troppo basso, ha disattivato i motori diesel che dovevano raffreddare la centrale. Insomma, in una situazione di guerra il rischio, anche senza pensare a un missile, è che non siano garantiti elettricità ed acqua”. E infine il terzo rischio riguarda l’uomo: “Come può un personale che già in condizioni normali lavora sotto stress operare in questa situazione? Ricordiamo che anche a Chernobyl l’errore umano fu determinante”.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.