Aveva prenotato un volo per Malaga che decollava da Ciampino alle 6.40 di sabato 7 agosto. Maria Licciardi era diretta in Spagna dove da anni vive la figlia Regina e altri componenti della sua famiglia. Da donna libera, la 70enne ritenuta dagli investigatori napoletani ‘mamma camorra’, al vertice della potente Alleanza di Secondigliano, è stata bloccata intorno alle 5 del mattino all’aeroporto dello scalo romano perché destinataria di un decreto di fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli guidata da Giovanni Melillo e sul quale si pronuncerà delle prossime ore il Gip del tribunale partenopeo.

Semplice vacanza in terra spagnola o fuga all’estero perché consapevole di una indagine in corso nei suoi confronti? Poco conta per i carabinieri del Ros e per la procura di Napoli che da anni seguono i movimenti della donna, soprannominata ‘a Piccerella (la piccolina) per il fisico minuto e la statura bassa e chiamata “zia” dai tanti affiliati che nel corso degli ultimi decenni hanno avuto modo di relazionarsi con la sorella di Gennaro ‘a Scigna (la scimmia), boss a capo dell’omonimo clan stroncato nel 1994 da un’ernia ombelicale nel carcere di Voghera.

La soffiata precedente e la breve latitanza prima del Riesame

Troppo alto il rischio di lasciar espatriare la donna che già nel 2019 sfuggì a un imponente blitz contro i clan dell’Alleanza e soprattutto contro la cosca dei Contini-Bosti che con i Mallardo e appunto i Licciardi formano la cupola di un’organizzazione camorristica che vanta al suo interno numerosi gruppi minori operativi in buona parte dei quartieri di Napoli e che storicamente si contrappone al clan Mazzarella, con il quale, negli ultimi anni, si sarebbe raggiunta una pax mafiosa in nome degli affari.

Ben 126 le misure cautelari emesse all’epoca dal Gip Roberto D’Auria nell’ambito dell’operazione Cartagena. All’appello mancava però proprio lei.  “Maria Licciardi è irreperibile” commentò nel corso della conferenza stampa il procuratore Melillo. La donna, probabilmente grazie a una puntuale soffiata, riuscì ad abbandonare la sua abitazione ai piani alti di una palazzone nella Masseria Cardone a Secondigliano, periferia nord di Napoli, prima dell’arrivo dei carabinieri. Poche settimane dopo, mentre “zia Maria” era latitante, il tribunale del Riesame annullò tutto e la donna, ribattezzata anche ‘boss in gonnella‘, tornò a casa.

Ma la Procura e le forze dell’ordine non hanno gettato la spugna. Le indagini sono andate avanti anche negli ultimi anni con il procuratore Melillo che, quando l’attenzione mediatica e cinematografica era spesso rivolta alle baby gang e alle “paranze” di camorra che si combattevano a colpi di stese e raid incendiari, ha più volte sottolineato che non bisognava dimenticare chi agiva dietro le quinte, chi manovrava dall’alto bande di ragazzini pronte a tutto pur di conquistare un pezzo di strada dove spacciare o imporre il racket.

L’Alleanza di Secondigliano ha le mani sulla città” ha ripetuto spesso riepilogando la genesi dell’organizzazione nata con la stessa mentalità dei Casalesi e del clan di Carmine Alfieri, che all’epoca diede vita alla Nuova Famiglia, vincitrice negli anni Ottanta della cruenta faida con la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo.

Maria Licciardi, nata il 24 marzo del 1951, dopo il fermo avvenuto all’alba a Ciampino è stata trasferita nel carcere di Rebibbia a Roma in attesa della convalida del fermo che dovrebbe arrivare entro lunedì 9 agosto. Con lei si stavano imbarcando altre due persone.

Le nuove accuse a Maria Licciardi

Licciardi è indagata per associazione di tipo mafioso, estorsione, ricettazione di somme di denaro di provenienza illecita e turbativa del regolare svolgimento di un’asta giudiziaria, reati aggravati dalle modalità mafiose. Con gli altri due fratelli (Pietro e Vincenzo) detenuti, avrebbe assunto il comando dell’Alleanza da quando è stata scarcerata nel 2009 dopo aver scontato una condanna a otto anni, molti dei quali al 41 bis, per associazione di stampo mafioso: venne sorpresa nel gennaio del 1998 dalla polizia mentre viaggiava a bordo di una Nissan Micra con ben 300 milioni delle vecchie lire nascosti sotto al sedile. Per gli investigatori si trattava della prima delle due tranche promesse a Costantino Sarno, ex elemento apicale dell’Alleanza in procinto di passare dalla parte dello Stato. Nel corso dei mesi quest’ultimo ritratterà tutto mentre ‘a Piccerella finisce in carcere dopo circa due anni di latitanza e il relativo inserimento nella lista dei 30 criminali più ricercati d’Italia.

Tornata libera nel 2009, nel corso degli ultimi 12 anni è stata impresa ardua cristallizzare le numerose accuse nei suoi confronti emerse dalle parole dei collaboratori di giustizia e dalle indagini sul campo da parte delle forze dell’ordine, complicate dalle continue bonifiche di abitazioni, scooter e auto in uso all’organizzazione (volte a eliminare la presenza di dispositivi di intercettazione).

Adesso carabinieri e procura ci riprovano. Stando all’impianto accusatorio, Maria Licciardi ha progressivamente assunto la direzione della consorteria criminale, gestendo le attività illecite attraverso disposizioni impartite, anche durante incontri e summit riservati, ad affiliati con ruoli apicali e ai capizona ai quali erano affidate porzioni dell’area di influenza dell’organizzazione (Masseria Cardone, Don Guanella, Rione Berlingieri e Vasto).

Inoltre “zia Maria”, sempre secondo la ricostruzione degli investigatori, veniva costantemente aggiornata delle dinamiche interne al clan Mallardo di Giugliano e manteneva rapporti amichevoli anche con il clan della Vanella Grassi (i girati della faida di Scampia), i potenti Di Lauro e i Polverino di Marano di Napoli.

Le investigazioni avrebbero anche evidenziato un’attenta gestione della cassa comune da parte della 70enne, che puntualmente provvedeva al sostegno delle famiglie degli affiliati detenuti, ciò anche per evitare pericolose defezioni collaborative. Sono state censite condotte di natura estorsiva, tra cui l’intervento in occasione di un’asta giudiziaria riguardante la vendita all’incanto di alcuni immobili ubicati a Secondigliano, e le minacce rivolte da Maria Licciardi nei confronti una donna ritenuta responsabile di aver sottratto un’ingente somma di denaro alla famiglia mafiosa.

 

Giornalista professionista, nato a Napoli il 28 luglio 1987, ho iniziato a scrivere di sport prima di passare, dal 2015, a occuparmi principalmente di cronaca. Laureato in Scienze della Comunicazione al Suor Orsola Benincasa, ho frequentato la scuola di giornalismo e, nel frattempo, collaborato con diverse testate. Dopo le esperienze a Sky Sport e Mediaset, sono passato a Retenews24 e poi a VocediNapoli.it. Dall'ottobre del 2019 collaboro con la redazione del Riformista.