«La causa del decesso di Raffaele Cutolo può essere identificata in una patologia naturale a genesi spontanea in un paziente il cui stato di salute appariva già gravato da multiple patologie croniche». È uno dei passaggi della relazione del medico legale che ha eseguito l’autopsia sul corpo di Cutolo, il vecchio capo della Nuova camorra organizzata (Nco) deceduto in carcere, al 41 bis, la sera del 17 febbraio scorso. Sfogliando le oltre trenta pagine della relazione depositata di recente, viene fuori il complicato quadro clinico nel quale il detenuto ha vissuto gli ultimi mesi della sua vita. L’avvocato Gaetano Aufiero, legale di Cutolo, sottolinea quanto labile sia stato il confine tra reclusione e tortura nel caso del suo assistito, tanto labile da annullarsi in alcuni momenti.

Sono stati i momenti dei ricoveri prolungati, delle crisi, delle cadute, delle malattie incalzanti. A leggere la relazione del medico legale che ripercorre la storia penitenziaria e clinica di Cutolo, viene da riflettere sul senso del 41bis applicato a un uomo ultraottantenne, seriamente malato, non più autosufficiente, alimentato solo con cibi frullati e liquidi addensati, impossibilitato a camminare e a stare seduto.

Cutolo era il più anziano detenuto d’Italia al 41 bis. Dal 6 aprile 2014 era nel supercarcere di Parma, alloggiato in una sezione separata da quella della restante popolazione detenuta. Nel febbraio 2019 si verificarono i primi episodi di decadimento cognitivo e fisico. Un anno dopo la situazione cominciò irrimediabilmente a precipitare. Ci furono una serie di episodi di cadute accidentali, se ne verificarono una dopo l’altra, a distanza di giorni e persino di ore. Cutolo veniva trovato in cella a terra, disorientato. Il personale del carcere lo soccorreva di continuo. L’11 aprile, il 13 aprile, e l’1, il 2 e poi 9, 14, 17, 23, 24, 28 maggio, e ancora l’8, il 13, il 15 e il 20 giugno.

Raffaele Cutolo, quello che in un lontano passato era stato uno dei più temuti capi della camorra, era diventato un uomo molto anziano e molto malato. Una fragilità fisica che la giustizia ha sempre bilanciato con il passato del detenuto, impedendo a lui qualunque concessione. Nei mesi più duri della malattia e della detenzione la difesa di Cutolo ha inoltrato più di una richiesta ai giudici della Sorveglianza, non per ottenerne la libertà piena ma almeno un’attenuazione della restrizioni del 41 bis. A Cutolo non è stato concesso nulla. Nel frattempo entrava e usciva dall’ospedale. Negli ultimi mesi di vita subì due lunghi ricoveri. Ormai disidratato, con reni e polmoni compromessi, era considerato dai medici un paziente affetto da grave deperimento organico.

Nella relazione della professoressa Rosa Maria Gaudio, docente all’università di Ferrara che su disposizione della Procura ha eseguito l’autopsia sul corpo di Cutolo, sono riportati tutti i passaggi della storia clinica del vecchio capo della Nco. Nei circa sei mesi e mezzo ininterrotti di ricovero si riscontrarono «manifestazioni cliniche di patologie naturali ad andamento cronico, a coinvolgimento di diversi organi e apparati con funzionalità compromesse sin dall’ingresso presso nosocomio parmense», si legge nella relazione che ripercorre l’aggravarsi dello stato di salute di Cutolo. L’autopsia è servita ad accertare le cause della morte dell’anziano detenuto, i mezzi e le modalità che l’hanno prodotta e verificare se eventualmente ci siano state altre cause concomitanti, in ipotesi anche in ambito sanitario. L’ispezione sul cadavere ha escluso responsabilità di altri: Cutolo è morto perché era molto malato.

La moglie del vecchio boss, Immacolata Iacone, valuterà con il suo legale, l’avvocato Gaetano Aufiero, se presentare ricorso alla Corte europea di Strasburgo. Negli ultimi mesi di vita Cutolo non riusciva a portarsi un bicchiere d’acqua alla bocca, non riusciva a stare seduto, figurarsi a camminare, pesava all’incirca 40 chili, poteva alimentarsi solo con cibi liquidi, respirava con l’aiuto dell’ossigeno. Lasciarlo in quelle condizioni al 41 bis è stato davvero qualcosa di tanto diverso dalla vendetta e dalla tortura?

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).