Il 4 novembre avrebbe compiuto 80 anni di cui 57 trascorsi in cella e oltre 25 al carcere duro. Raffaele Cutolo è morto nel tardo pomeriggio di giovedì all’ospedale di Parma, dove era ricoverato da diversi mesi nel reparto riservato ai detenuti.

Recluso al 41bis nel carcere di massima sicurezza da diversi anni, dopo aver girovagato per numerose carceri italiane, il quadro clinico di Cutolo, era compromesso in seguito a diverse patologie che si porta dietro da decenni.

“Raffaele Cutolo era ricoverato da diversi mesi nell’ospedale di Parma ed è morto per le complicazioni legate ad una polmonite a cui si è associata una setticemia del cavo orale. Purtroppo era da due giorni in choc settico e non ce l’ha fatta”. A dirlo a LaPresse è l’avvocato Gaetano Aufiero, legale dell’ex boss della Nuova Camorra Organizzata, che è morto nella serata del 17 febbraio. “Le esequie – ha aggiunto il legale – si svolgeranno in forma privatissima ad Ottaviano”, paese natale di Cutolo.

Aufiero, dopo aver appreso la notizia dal carcere di Parma, ha “sentito un nipote di Raffale Cutolo – ha spiegato – e ho cercato di mandarlo a casa dalla moglie, in modo che non apprendesse della morte del marito dalla televisione, ma purtroppo – ha concluso – temo di aver fallito”.

La moglie Immacolata Iacone aveva deciso di partire per Parma perché era stata riconosciuta la possibilità di avere un colloquio straordinario, ma purtroppo non ha fatto in tempo”.

PESAVA 40 CHILI – “L’ultima volta che si sono visti – ha spiegato Aufiero – è stato 20 giorni fa, ma avevamo chiesto un colloquio straordinario perché avevamo saputo lunedì scorso di un improvviso peggioramento. Purtroppo era da due giorni in choc settico e non ce l’ha fatta. Ci è stato detto che si era ripresentato un problema di ossigenazione per una polmonite bilaterale che aveva già avuto 15 giorni fa e per un paio di giorni era stato in prognosi riservata”.

Cutolo “era già fortemente debilitato, non credo pesasse più di 40 chili, i sanitari ci avevano detto che non c’erano grandi speranze di recuperarlo” ha spiegato Aufiero all’Adnkronos aggiungendo: “Lo hanno curato nel migliore dei modi  e, per quanto ci risulta, con la massima umanità”.

I PROBLEMI DI SALUTE – Le sue condizioni di salute, anche per via dell’età, erano precarie da anni. Recluso in una cella di 5-6 metri quadri, camminava poco e non faceva attività fisica da tempo. Aveva problemi di diabete, alla vista ed era affetto da artrite e prostatite. Da circa un anno poteva vedere solo attraverso un vetro la figlia (avuta con l’inseminazione artificiale) dopo che quest’ultima aveva compiuto 12 anni.

LO STATO CONFUSIONALE – Lo scorso 7 agosto 2020 la moglie Immacolata Iacone si è ritrovata davanti una persona con la mente quasi completamente offuscata: ha confuso la donna con la propria cognata, moglie di suo fratello, deceduta 8 anni fa; ha affermato di aver sposato la propria moglie ad Ottaviano, laddove invece le nozze furono celebrate presso il Carcere dell’Asinara; non ricordava che il fratello di sua moglie fosse stato ucciso.

“Cosa c’entra il 41 bis con tutto questo? La stessa cosa è stata fatta qualche anno fa con Provenzano. Era un vegetale ma negarono ai suoi familiari di salutarlo con affetto prima che morisse”.

NO DOMICILIARI E SI AL 41 BIS – Lo scorso ottobre 2020, un anno dopo il reclamo presentato dal suo legale Gaetano Aufiero, il Tribunale di Sorveglianza di Roma confermò il carcere duro (41 bis) nonostante le gravi condizioni di salute. In precedenza, nella primavera del 2020 il Tribunale di Sorveglianza di Bologna gli negò i domiciliari nonostante i problemi di salute e l’emergenza coronavirus.

“Questo provvedimento – commentò al Riformista Gaetano Aufiero, legale di Cutolo – dimostra che il nostro sistema giuridico, e penitenziario in particolare, è indecente. Sono senza parole: come si può pensare che un uomo di 80 anni con uno stato patologico conclamato e una grave disabilità mentale possa continuare a mantenere indisturbato i contatti con l’esterno? Non mi resta che dire che siamo in presenza della stessa inciviltà giuridica di quando si condannava alla pena di morte un disabile mentale che aveva commesso un reato senza rendersene conto”.

Napoletano doc (ma con origini australiane e sannnite), sono un aspirante giornalista: mi occupo principalmente di cronaca, sport e salute.