Raffaele Cutolo è morto. L’ex boss sanguinario della Nuova Camorra Organizzata, soprannominato ‘o professore dai suoi compagni di carcere perché l’unico capace di leggere e scrivere e che in galera ha scontato 57 dei suoi quasi 80 anni, era ricoverato nel reparto riservato ai detenuti dell’ospedale di Parma. Era recluso al 41bis nel carcere di massima sicurezza della città ducale. Al carcere duro era ristretto da oltre 25 anni.

Il quadro clinico di Cutolo, che negli anni ’80 aiutò i servizi deviati dello Stato a trattare con le Brigate Rosse per la liberazione dell’allora assessore regionale Ciro Cirillo, era compromesso in seguito a diverse patologie che si portava dietro da decenni.

COME E’ MORTO – “Raffaele Cutolo era ricoverato da diversi mesi nell’ospedale di Parma ed è morto per le complicazioni legate ad una polmonite a cui si è associata una setticemia del cavo orale. Purtroppo era da due giorni in choc settico e non ce l’ha fatta”. A dirlo a LaPresse è l’avvocato Gaetano Aufiero, legale dell’ex boss della Nuova Camorra Organizzata, che è morto nella serata del 17 febbraio. “Le esequie – ha aggiunto il legale – si svolgeranno in forma privatissima ad Ottaviano”, paese natale di Cutolo.

Aufiero, dopo aver appreso la notizia dal carcere di Parma, ha “sentito un nipote di Raffale Cutolo – ha spiegato – e ho cercato di mandarlo a casa dalla moglie, in modo che non apprendesse della morte del marito dalla televisione, ma purtroppo – ha concluso – temo di aver fallito”.

L’INTERVISTA – Gli ultimi mesi di vita di Raffaele Cutolo: “Moglie e figlia non potevano nemmeno toccarlo, una barbarie”

La moglie Immacolata Iacone aveva deciso di partire per Parma perché era stata riconosciuta la possibilità di avere un colloquio straordinario, ma purtroppo non ha fatto in tempo”.

“PESAVA 40 CHILI”– “L’ultima volta che si sono visti – ha spiegato Aufiero – è stato 20 giorni fa, ma avevamo chiesto un colloquio straordinario perché avevamo saputo lunedì scorso di un improvviso peggioramento. Purtroppo era da due giorni in choc settico e non ce l’ha fatta. Ci è stato detto che si era ripresentato un problema di ossigenazione per una polmonite bilaterale che aveva già avuto 15 giorni fa e per un paio di giorni era stato in prognosi riservata”.

Cutolo “era già fortemente debilitato, non credo pesasse più di 40 chili, i sanitari ci avevano detto che non c’erano grandi speranze di recuperarlo” ha spiegato Aufiero all’Adnkronos aggiungendo: “Lo hanno curato nel migliore dei modi  e, per quanto ci risulta, con la massima umanità”.

IL RIFIUTO DI PENTIRSI – Durante i lunghi anni della sua detenzione, Cutolo ha sempre rifiutato di collaborare con la giustizia. Porterà via numerosi segreti, a partire dalla morte di Aldo Moro. Fu arrestato una prima volta, a 22 anni, nel 1963 dopo aver ucciso un uomo che aveva fatto avance alla sorella. Dopo sette anni di carcere, venne scarcerato nel 1970 per decorrenza dei termini e dopo circa un anno di latitanza, nel 1971, tornò nel carcere di Poggioreale dove fondò la Nuova Camorra Organizzata.

Nel maggio del 1977 una sentenza della Corte d’Appello riconobbe al boss l’infermità mentale, disponendone il ricovero nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa dove evase “rumorosamente” (i suoi fedelissimi piazzarono una bomba dinanzi l’ingresso) il 5 febbraio 1978. La latitanza durò fino al 15 maggio 1979. Dal 1995 era ristretto al carcere duro.

NO DOMICILIARI E SI AL 41 BIS – Lo scorso ottobre 2020, un anno dopo il reclamo presentato dal suo legale Gaetano Aufiero, il Tribunale di Sorveglianza di Roma confermò il carcere duro (41 bis) nonostante le gravi condizioni di salute. In precedenza, nella primavera del 2020 il Tribunale di Sorveglianza di Bologna gli negò i domiciliari nonostante i problemi di salute e l’emergenza coronavirus.

“Questo provvedimento – commentò al Riformista Gaetano Aufiero, legale di Cutolo – dimostra che il nostro sistema giuridico, e penitenziario in particolare, è indecente. Sono senza parole: come si può pensare che un uomo di 80 anni con uno stato patologico conclamato e una grave disabilità mentale possa continuare a mantenere indisturbato i contatti con l’esterno? Non mi resta che dire che siamo in presenza della stessa inciviltà giuridica di quando si condannava alla pena di morte un disabile mentale che aveva commesso un reato senza rendersene conto”.

Cutolo era allettato da mesi e non poteva avere contatti fisici nemmeno con la moglie. “Quando è andata a trovarlo in ospedale sono stati messi tra loro suppellettili per evitare che la donna lo accarezzasse o gli prendesse la mano. Tutto questo – spiegò Aufiero – è inumano. Lei non sa manco se lo rivedrà vivo la prossima volta”.

LO STATO CONFUSIONALE – Lo scorso 7 agosto 2020 la moglie Immacolata Iacone si è ritrovata davanti una persona con la mente quasi completamente offuscata: ha confuso la donna con la propria cognata, moglie di suo fratello, deceduta 8 anni fa; ha affermato di aver sposato la propria moglie ad Ottaviano, laddove invece le nozze furono celebrate presso il Carcere dell’Asinara; non ricordava che il fratello di sua moglie fosse stato ucciso.

“Cosa c’entra il 41 bis con tutto questo? La stessa cosa è stata fatta qualche anno fa con Provenzano. Era un vegetale ma negarono ai suoi familiari di salutarlo con affetto prima che morisse”.

I PROBLEMI DI SALUTE – Le sue condizioni di salute, anche per via dell’età, erano precarie da anni. Recluso in una cella di 5-6 metri quadri, camminava poco e non faceva attività fisica da tempo. Aveva problemi di diabete, alla vista ed era affetto da artrite e prostatite. Da circa un anno poteva vedere solo attraverso un vetro la figlia (avuta con l’inseminazione artificiale) dopo che quest’ultima aveva compiuto 12 anni.