Per Raffaele Cutolo il regime di 41 bis non si è interrotto con la morte. Le restrizioni, i divieti, le eccezionali misure di sicurezza sono state in vigore anche dopo che il vecchio boss della Nuova camorra organizzata, ormai piegato dall’età e dalle malattie, aveva esalato l’ultimo respiro. «A mio giudizio tutto questo umanamente non è stato giusto. E se è stato legittimo o meno lo stabilirà l’autorità giudiziaria dopo l’esposto della famiglia Cutolo»: così il penalista Gaetano Aufiero, storico avvocato di Cutolo e ora della sua famiglia, ha annunciato l’intenzione di chiedere l’intervento della magistratura per valutare se siano stati commessi reati o violazioni nella gestione di tutto ciò che è accaduto dopo la morte di Cutolo. L’esposto, che sarà presentato alla Procura di Parma, sarà firmato da Immacolata Iacone, moglie di Cutolo.

«Basti pensare – ha aggiunto Aufiero a Cusano Italia Tv – che, due giorni dopo la morte di Cutolo, il magistrato di Parma, dopo aver disposto l’autopsia sul corpo dell’ex boss, aveva indicato i criteri per consentire alla moglie di Cutolo e alla figlia 13enne Denise di porgere l’estremo saluto al loro congiunto. Le due donne non hanno potuto avvicinarsi alla salma né porre sul feretro alcun oggetto, non un fiore, non una corona, non un’immagine sacra. Inoltre è stato disposto che la visita avvenisse a distanza e alla presenza di più operatori delle forze dell’ordine come se le due donne rappresentassero chissà quale pericolo».

E non è tutto. Perché secondo quanto denunciato dal penalista, alla moglie e alla figlia di Cutolo sono stati concessi soltanto cinque minuti per rendere l’ultimo saluto alla salma. «Anche la legittimità di questo aspetto – ha spiegato Aufiero – sarà verificata dall’autorità giudiziaria. Trovo tutto abnorme e irragionevole, inoltre ho grandissime riserve sulle eccezionali misure disposte per tumulare il corpo di Cutolo. Senza dimenticare la velocissima sepoltura, durata pochi minuti, alla presenza di una decina di persone vicine alla famiglia».

Cutolo è morto il 17 febbraio scorso a Parma: era stato portato in ospedale dopo l’aggravarsi delle sue condizioni. Nel carcere emiliano il vecchio boss ha vissuto gli ultimi anni della sua condanna all’ergastolo, e sempre in regime di 41 bis, il famigerato carcere duro che non gli è mai stato revocato. Dopo l’autopsia, la salma è stata portata a Ottaviano, la città della provincia di Napoli dove Cutolo era nato e dove era cominciata la sua storia criminale. Un viaggio di 700 chilometri superblindato, avvenuto di notte e con un eccezionale schieramento di forze, circa 200 uomini.

«Addirittura il sacerdote che ha officiato la breve cerimonia è stato prelevato dalla sua abitazione e portato pochi minuti prima al cimitero di Ottaviano – ha raccontato Aufiero – Tutto questo era proprio necessario?». Di qui le considerazioni su motivazioni e conseguenze di tali restrizioni («Ha ragione chi dice che a Cutolo sono stati fatti funerali di Stato perché si è avuto l’effetto contrario rispetto a quello che lo Stato avrebbe voluto avere») e la richiesta di indagini per verificare se sia stato tutto legittimo oppure ci siano stati diritti violati.

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).