Scarcerato per fine pena martedì scorso (12 maggio), dopo quattro giorni torna nuovamente in carcere. E’ durato poco il ritorno in libertà, seppur vigilata, di Patrizio Bosti, 62 anni, ritenuto dagli investigatori elemento apicale dell’Alleanza di Secondigliano, il cartello di clan composto dalle famiglie ContiniMallardoLicciardi che da oltre 30 anni gestisce gli affari illeciti non solo a Napoli ma anche in altre regioni del centro-nord Italia e all’estero.

Bosti, detto ‘o patrizio, è stato arrestato nelle scorse ore dagli agenti della Squadra Mobile di Napoli su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia partenopea in esecuzione di ordine di carcerazione emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Parma per un residuo di pena di 6 anni, 8 mesi e 7 giorni di reclusione.

Quando i poliziotti diretti dal primo dirigente Alfredo Fabbrocini sono andati a prenderlo nel rione Amicizia, storica roccaforte del clan Contini, Bosti non ha opposto resistenza. Nei giorni scorsi, secondo quanto appreso dal Riformista, aveva evitato clamori e festeggiamenti che avrebbero attirato l’attenzione delle forze dell’ordine. In un’altra zona della città, sempre di competenza dell’Alleanza, la Masseria Cardone, quartier generale del clan Licciardi, sono stati registrati fuochi d’artificio che potrebbero essere letti come un omaggio al ritorno in libertà del boss.

In Questura, oggi, era presente anche il procuratore di Napoli Giovanni Melillo a dimostrazione dell’importanza di una operazione che riporta nuovamente in carcere uno dei capi storici dell’Alleanza di Secondigliano, considerata dalle relazioni della Direzione Investigativa Antimafia e dalla stessa DDA l’organizzazione egemone da decenni a Napoli, nonostante la ‘concorrenza’ del clan Mazzarella (con cui negli ultimi tempi ci sarebbe un accordo di non belligeranza), capace di manovrare le paranza di giovani aspiranti criminali disperdendo così l’attenzione degli investigatori.

Bosti a inizio settimana era tornato in libertà dopo aver scontato quasi 12 anni di carcere. Arrestato nell’agosto del 2008 a Girona, in Spagna, dopo una latitanza di tre anni, Bosti ha girato diverse carceri italiane ed negli ultimi tempi era detenuto in regime di 41 bis nel carcere di massima sicurezza di Parma. Proprio le condizioni disumane delle prigioni italiane e del carcere duro, con diverse sentenze passate che hanno fatto giurisprudenza perché dimostravano il mancato rispetto dell’articolo 3 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, hanno consentito al pool di avvocati di Bosti di farsi riconoscere dal magistrato del Tribunale di Sorveglianza di Bologna oltre 3700 giorni di ingiusta detenzione che hanno portato a una scarcerazione avvenuta con qualche anno di anticipo.

Nei giorni scorsi, tuttavia, la DDA partenopea con i pm Ida Teresi e Alessandra Converso ha trasmesso nuovi atti alla procura di Parma e il residuo di pena è stato nuovamente ricalcolato.

Bosti, cognato dei boss Eduardo Contini e Francesco Mallardo per aver sposato Rita Aieta sorella di Maria e Anna, aveva un cumulo di condanne a 43 anni di carcere per reati vari di camorra ma nessun ergastolo.

Giornalista professionista, nato a Napoli il 28 luglio 1987, ho iniziato a scrivere di sport prima di passare, dal 2015, a occuparmi principalmente di cronaca. Laureato in Scienze della Comunicazione al Suor Orsola Benincasa, ho frequentato la scuola di giornalismo e, nel frattempo, collaborato con diverse testate. Dopo le esperienze a Sky Sport e Mediaset, sono passato a Retenews24 e poi a VocediNapoli.it. Dall'ottobre del 2019 collaboro con la redazione del Riformista.