La ricorrenza
4 luglio 1776, 250 anni fa la Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti. Uno spirito da coltivare e tramandare
Oggi ricorrono i 250 anni dalla firma di uno dei documenti più importanti del cosiddetto “secolo delle rivoluzioni”. La Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti. Fondata sui princìpi del contratto sociale di John Locke, conserva un significato fortemente attuale alla luce di alcune dinamiche in atto nella politica italiana. Essa scolpì due princìpi cardine dell’ordine democratico. La cittadinanza come fonte unica e depositaria della legittimazione del potere politico. E l’accountability, intesa come responsabilità presso il corpo elettorale e obbligo di rendere conto ad esso tramite elezioni regolari, come bussola per la classe politica. Tutto ciò, calato nell’attualità, conduce a una serie di considerazioni.
La prima è l’importanza del sostegno alle democrazie liberali, più o meno imperfette, sparse per i cinque continenti, in cui il rapporto tra governo e cittadini è regolato da periodiche elezioni. In Italia alcune voci del mondo giornalistico e i vertici di M5S e Futuro Nazionale guardano invece con simpatia a regimi antidemocratici e illiberali. Lo stesso Pd al Parlamento europeo sul sostegno all’Ucraina si è spaccato più volte. Si è inoltre appena concluso il mese del Pride. Lo sventolio di bandiere di entità nazionali in cui i sacrosanti diritti LGBT vengono repressi nel sangue, gli slogan sanguinari “From the river to the sea” e la pretestuosa esclusione di organizzazioni che per tali diritti si battono confermano l’importanza di questo sostegno.
La seconda considerazione è che lo Stato deve essere al servizio delle esigenze del cittadino e non il contrario. Per questa ragione, l’espansione ipertrofica dello Stato va combattuta. È un elemento che la classe dirigente italiana ha trascurato per troppo tempo. La nostra spesa pubblica è pari a mille miliardi di euro, il 52% del PIL, lo Stato intermedia il 60% dell’economia italiana e la pressione fiscale effettiva è al 53%. Dal 2015 sono stati approvati 32 bonus per uno spreco stimato in 300 miliardi. Il che rende inaccettabile, oltre che inutile, un’ulteriore tassa patrimoniale dal gettito di circa 10 miliardi di euro. Anche perché in Italia il patrimonio è già tassato due punti percentuali in più della media OCSE. Con buona pace di Elly Schlein e del duo Bonelli-Fratoianni.
La terza considerazione è sull’importanza della fiducia quale legame tra i cittadini e la classe politica. Una fiducia che il crescente tasso di astensionismo elettorale mostra essere in forte crisi, probabilmente per via dell’incapacità dei governi di vari colori di riportare il Paese lungo una traiettoria di sviluppo e dei diffusi casi di mal costume politico. Urge un ritorno a proposte e a forme credibili che possano ricucire questo legame.
L’ultima considerazione deriva dal fatto che la Dichiarazione d’Indipendenza originò da una rivoluzione, il che le conferisce un autentico significato riformatore. Da tale spirito dobbiamo trarre il proposito di non abbandonare mai la strada delle riforme, anche di fronte a sconfitte come quella del referendum sulla giustizia. Come attivisti dobbiamo sempre puntare a costruire un Paese più attrattivo e meglio funzionante per il benessere delle generazioni future.
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