Il carcere di Santa Maria Capua Vetere è stato costruito nel 1996 e ancora non ha una rete idrica. Sembra assurdo, eppure è l’allarme lanciato da garante regionale dei detenuti. Ventiquattro anni non sono bastati per realizzare un’opera necessaria ad assicurare al carcere una sicura fornitura di acqua. In ventiquattro anni le amministrazioni non sono riuscite, stando alla denuncia del garante, a trasformare in fatti quei progetti che invece sono rimasti iummancabilmente sulla carta. E così dai rubinetti delle celle continua a uscire acqua gialla e i detenuti continuano a lamentare frequenti dermatiti. Ogni giorno due autobotti forniscono acqua per la mensa di reclusi e agenti della penitenziaria e l’amministrazione penitenziaria distribuisce ai reclusi due bottiglie di acqua minerale al giorno. Si va avanti così da decenni per sopperire alla mancata realizzazione dell’opera idrica.

«Ancora un’estate senza rete idrica dopo più di tre anni dai finanziamenti regionali, tra l’indifferenza della politica e l’inefficienza dell’amministrazione comunale di Santa Maria Capua Vetere», tuona il garante campano dei detenuti Samuele Ciambriello. «Non si perda più tempo», è il suo appello. «Dal 1996, anno di costruzione del carcere di Santa Maria Capua Vetere, non è ancora stato realizzato l’allacciamento per la rete idrica – racconta Ciambriello – Eppure la giunta regionale della Campania ha stanziato, nel 2016, un importante finanziamento consegnando tali risorse al Comune di Santa Maria Capua Vetere».

Il garante punta l’attenzione su ritardi e inefficienze amministrative ripercorrendo le tappe di questa vicenda, a partire dalla delibera 142 del 5 aprile 2016 con cui la giunta regionale della Campania stanziò due milioni e 190mila euro in favore del Comune di Santa Maria Capua Vetere per la costruzione della condotta idrica al servizio della casa circondariale. Alla delibera seguì, il 4 agosto 2016, un protocollo d’intesa con il Comune. Ma tutto è rimasto su carta. Attualmente nel carcere di Santa Maria Capua Vetere ci sono 886 detenuti, di cui 68 donne recluse nel reparto Senna di alta sicurezza.

«L’approvvigionamento di acqua al carcere è assicurato mediante l’utilizzo di acqua di falda e di un impianto di potabilizzazione spesso mal funzionante, che comporta la fuoriuscita di acqua gialla dai rubinetti, con conseguenti dermatiti e altri problemi di salute per i detenuti», sottolinea Ciambriello. Nel periodo estivo la situazione diventa più pesante.

«A luglio e ad agosto ho scritto all’amministrazione comunale di Santa Maria Capua Vetere per chiedere notizie sullo stato dei lavori, ancora non attuati dopo tanti anni, ma non ho ricevuto finora alcuna risposta – racconta il garante – Invito quindi la politica nazionale, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e i consiglieri regionali a seguire con attenzione questa criticità che lede i diritti delle persone diversamente libere. Accanto alla certezza della pena ci deve essere la qualità della pena, alla persona che sbaglia deve essere tolto il diritto alla libertà ma non il diritto alla dignità, alla tutela della salute».