Le dimissioni dopo le accuse di Di Maio
Alla gogna per un Rolex e carriera politica distrutta, ma era un regalo: dopo 9 anni assolta Simona Vicari
Il 19 maggio 2017 Simona Vicari era sottosegretaria alle Infrastrutture nel governo Gentiloni. Quel giorno le viene notificato un avviso di garanzia: avrebbe favorito un emendamento che riduceva l’IVA sui trasporti marittimi, ricevendo in cambio un Rolex da 5mila euro. Luigi Di Maio non perde un secondo: “Se Lupi si è dimesso per un Rolex senza essere indagato, lei che è indagata deve farsi da parte”. Vicari rassegna le dimissioni il giorno stesso. Il 29 aprile 2026 — nove anni dopo — il Tribunale di Trapani scrive quattro parole: il fatto non sussiste. Assoluzione con formula piena. Il Rolex era un regalo di Natale, esattamente come aveva sempre detto. La carriera politica è già cenere da un decennio. Nel frattempo Di Maio ha fatto la sua strada.
Beccaria scriveva che è meglio prevenire i delitti che punirli. Il sistema italiano ha inventato una terza via: punire prima di accertare. Vicari si è dimessa — lo ha dichiarato lei stessa — per potersi difendere meglio. In uno Stato di diritto funzionante, lo Stato avrebbe dovuto proteggerla fino alla sentenza definitiva. Invece le ha presentato il conto in anticipo. I professori universitari studiano con scrupolo il danno da processo ingiusto — convegni, articoli, teorie raffinate sul rimborso delle spese legali all’imputato assolto. Bella letteratura. Ma l’accademia non fa giurisprudenza. E la giurisprudenza non legge l’accademia. Il conto — avvocati, anni, carriera, dimissioni — lo paga il cittadino. Assolto.
Questa è la giustizia che tutti dicono di voler riformare: nelle aule parlamentari, nelle università, davanti a un caffè. Poi il 22 marzo 2026, con le urne aperte, è arrivato il momento di dirlo con una matita. E si è preferito dire No. Non si è trovato il coraggio di dire Sì. Il Rolex è stato restituito. È l’unica cosa che torna indietro. Gli anni no. La carriera no. Le spese legali no. E forse nemmeno il processo è davvero finito: resta da vedere se la Procura farà appello. In Italia non si sa mai.
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