«L’avvicendamento tra due coalizioni di governo, nonostante alcuni iniziali e promettenti annunci, non ha prodotto una significativa discontinuità nelle politiche sui diritti umani in Italia, in particolare quelle relative a migranti, richiedenti asilo e rifugiati»: è quanto ha detto oggi Emanuele Russo, presidente di Amnesty International Italia, in occasione della presentazione del rapporto 2019-20. Russo ha ricordato come «per tutto l’anno le navi delle Ong sono state ostacolate da minacce di chiusure dei porti e da ingiustificati ritardi nelle autorizzazioni all’approdo e il 2019 si è chiuso col rinnovo della cooperazione con la Libia per il controllo dei flussi migratori». Nel rapporto si evidenzia che «nonostante l’intensificarsi del conflitto e gli abusi sistematici contro rifugiati e migranti in Libia, le autorità italiane hanno continuato a fornire supporto alle autorità marittime libiche; avrebbero tra l’altro donato 10 nuove motovedette a novembre e fornito addestramento agli equipaggi libici». «L’Italia ha inoltre continuato ad assistere le autorità libiche nel coordinare le intercettazioni in mare, anche attraverso lo stazionamento continuo di una nave della marina militare italiana nel porto di Tripoli», si precisa.

Sul fronte interno, «le politiche e la retorica anti-immigrazione del primo governo Conte hanno continuato ad avere un forte impatto sull’esercizio dei diritti da parte di rifugiati, richiedenti asilo e migranti, all’interno del paese così come alle frontiere». «Secondo le stime, a poco più di un anno dall’entrata in vigore del decreto legge 113/2018, che ha abolito lo status di protezione umanitaria, ad almeno 24.000 persone è stato negato uno status legale, limitando il loro accesso all’assistenza medica, all’alloggio, ai servizi sociali, all’istruzione e al lavoro, lasciandoli in una condizione di vulnerabilità a sfruttamento e abusi – si precisa nel documento – le nuove disposizioni hanno inoltre avuto conseguenze disastrose sulle opportunità d’integrazione per i richiedenti asilo, rimasti esclusi dalla rete di strutture di accoglienza gestita dalle autorità locali, e li hanno esposti a detenzione prolungata nei centri per il rimpatrio, in condizioni gravemente al di sotto degli standard e con ridotte opportunità di comunicare con avvocati e familiari». «Abbiamo di fronte – osserva Gianni Rufini, direttore generale di Amnesty International Italia – due scenari opposti: un ritorno alla divisione, alla xenofobia, alla demagogia, alle misure di austerità ancora una volta dirette contro i poveri; oppure la nascita, dall’aver condiviso un periodo così drammatico, di una nuova era di cooperazione, solidarietà e unità, un’era di rinnovato impegno per ricucire le fratture sociali e le ineguaglianze così brutalmente messe in evidenza dalla pandemia».