Giustizia
ANM contro Paladini, CSM contro Maruotti. A Palazzo Bachelet il diritto di critica vale solo per chi lo esercita
Non era mai accaduto: due consigliere laiche del CSM, Isabella Bertolini e Claudia Eccher, hanno chiesto di valutare la condotta del segretario dell’ANM Rocco Maruotti per parole pronunciate in una riunione sindacale. La colpa? Aver criticato l’elezione del professor Mauro Paladini alla presidenza della Scuola Superiore della Magistratura, giudicandola poco felice sotto il profilo dell’apparenza di indipendenza.
Ricapitoliamo la giostra. L’ANM contesta da mesi Paladini perché avrebbe espresso opinioni favorevoli alla riforma della giustizia: un professore, dunque, non potrebbe pensarla come il governo. Ora due componenti del CSM vogliono disciplinare Maruotti perché ha criticato Paladini: un magistrato, dunque, non potrebbe pensarla contro. Ciascuno rivendica per sé la libertà di parola che vorrebbe negare all’avversario. E persino il laico Ernesto Carbone, non sospettabile di simpatie per la magistratura associata, avverte che così si intimidisce il legittimo dibattito.
Il diritto di critica non è una concessione a targhe alterne: o vale per tutti, o non è un diritto ma un privilegio di fazione. Vale per il professore che loda una riforma e per il magistrato che ne contesta l’attuazione. La censura non diventa nobile quando cambia bersaglio: cambia solo il censore.
Evelyn Beatrice Hall riassunse il pensiero di Voltaire in una frase che tutti citano e pochi praticano: disapprovo ciò che dici, ma difenderò il tuo diritto di dirlo. A Palazzo Bachelet circola la versione aggiornata: disapprovo ciò che dici, e apro un fascicolo.
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