Giustizia
Anm e Csm, il diritto di critica diventa terreno elettorale. Voto a fine ottobre
Il 12 settembre il Comitato direttivo centrale dell’Anm ha approvato un documento per ribadire, a due mesi di distanza, la solidarietà al segretario Rocco Maruotti: la richiesta di pratica avanzata a luglio da due componenti laiche del Csm resta «un precedente grave e inaccettabile». Poche ore dopo le consigliere hanno replicato che l’Anm «difende l’indifendibile» e che, comunque, «niente di nuovo sotto il sole».
Su quest’ultimo punto la replica ha ragione, più di quanto creda. Nihil sub sole novum, niente di nuovo sotto il sole, avverte il Qoelet da oltre duemila anni; e infatti nulla di nuovo c’è nemmeno in questa seconda puntata. A luglio scrivemmo su queste colonne che a Palazzo Bachelet il diritto di critica valeva solo per chi lo esercitava: chi criticava la Scuola superiore rischiava una pratica, chi criticava l’Anm rischiava una nota. Stessa trama, con un’aggravante: il diritto nel frattempo ha parlato, e nessuno lo ascolta.
Il diritto dice che l’azione disciplinare spetta al ministro e al procuratore generale della Cassazione (art. 107 Cost., art. 14 d.lgs. 109/2006): la pratica consiliare è uno strumento di garanzia, che può al più verificare l’equilibrio di un magistrato, e non nasce per pesare le opinioni espresse in sede associativa. E dice, all’inverso, che la libertà di pensiero del magistrato, che l’Anm proclama «intoccabile», incontra un limite che l’Anm si è dato da sé: l’articolo 6 del suo codice etico, equilibrio, dignità e misura. Da entrambe le parti si cita la regola che assolve e si dimentica quella che vincola.
Poi c’è il calendario, che spiega più delle note: il rinnovo del Csm a fine ottobre, con la competizione fra correnti, e il congresso dell’Anm di fine novembre. A poche settimane dal voto, le note si leggono per ciò che sono: campagna elettorale. Da parte di consiglieri eletti dal Parlamento è nell’ordine delle cose, perché la componente laica esiste proprio per portare nell’autogoverno una voce non togata; da parte di magistrati lo è molto meno, perché a loro la Costituzione chiede di apparire imparziali anche quando fanno sindacato. E la Scuola superiore, che dovrebbe formare i magistrati, finisce ridotta a terreno di campagna. Niente di nuovo sotto il sole, dunque. Sotto quello di ottobre, però, ci sono le urne: sarà per questo che nessuno ha fretta di chiudere la puntata.
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