Il governatore della Campania Vincenzo De Luca teme che le lungaggini burocratiche che caratterizzano gli appalti e lo spauracchio dell’abuso d’ufficio che frena molti funzionari pubblici possano compromettere la realizzazione delle opere finanziate col Recovery Fund. Di qui il disegno di legge approvato ieri dal Consiglio regionale, con 31 voti favorevoli, nove contrari e cinque astensioni, destinato a essere sottoposto al vaglio del Parlamento nazionale.

Sono due gli istituti su cui la Campania chiede di intervenire: il ricorso giurisdizionale amministrativo e l’abuso d’ufficio. A questo proposito, si punta a introdurre una deroga all’applicazione della disciplina dell’abuso d’ufficio nei confronti dei funzionari della pubblica amministrazione (escluse le ipotesi di condotta premeditata) nell’ambito dei procedimenti finanziati con i fondi del Next Generation EU. In materia di giustizia amministrativa, invece, il testo prevede che, sempre in relazione esclusivamente ai procedimenti finanziati con i fondi del Recovery, l’unica tutela conseguibile sia quella del risarcimento per equivalente: qualora sia stato presentato un ricorso contro l’aggiudicazione di un appalto, i lavori non si fermerebbero e l’affidamento non verrebbe sospeso o annullato dal giudice amministrativo.

Certo, questo permetterebbe di velocizzare la progettazione e la realizzazione delle opere, probabilmente consentirebbe di potare a termine anche i 41 grandi interventi, per un totale di 208 milioni di euro, che in Campania risultano al palo. Ma l’idea di risarcire l’equivalente potrebbe anche avere risvolti negativi. Ne è convinto l’amministrativista ed ex sindaco di Sorrento Ferdinando Pinto: «Si tratta di una manovra acceleratoria che consente di finire le opere ma il costo, in termini etici e morali, è altissimo: vuol dire che di fronte a una situazione di illegittimità nel bilanciamento dei valori, io ritengo che sia più importante l’opera che la legalità. Più rendo agevole la situazione, più abbasso il livello delle tutele». Un esempio di questo tipo di meccanismo è offerto dal mondo del calcio. «Il fatto che ci sia anche un precedente fa sì che questa proposta non abbia di fatto nulla di assurdo – afferma Pinto – ma sono convinto che le conseguenze sarebbero gravissime: qualsiasi nefandezza commessa dalla pubblica amministrazione verrebbe giustificata sull’altare dell’esecuzione. Il problema non sta nel risarcimento ma riguarda l’efficienza della pubblica amministrazione». Insomma, si continua a guardare il dito e non la luna. La soluzione? «Fare esattamente l’opposto di quello che ha in mente De Luca, cioè rendere il dirigente più responsabile: premiarlo con un incentivo e sanzionarlo qualora non dovesse fare bene il suo lavoro – suggerisce Pinto – Bisogna accentuare la responsabilità di chi gestisce appalti e progetti, non deresponsabilizzarlo».

Sul versante della riforma del reato di abuso d’ufficio, invece, interviene il presidente della Camera penale di Napoli, Marco Campora, che sposa l’idea del governatore campano. «L’abuso d’ufficio ha indubbiamente ostacolato il funzionamento della pubblica amministrazione – spiega Campora – Vi è stato, negli ultimi venti anni, un atteggiamento difensivo, con i funzionari che sono letteralmente “fuggiti dalla firma” e gravi ripercussioni sulla collettività». Il nostro Paese, infatti, conta oggi 640 opere iniziate e mai inaugurate, tra le quali infrastrutture fondamentali per lo sviluppo economico, per un totale di circa quattro miliardi di euro. «C’è stato un moltiplicarsi degli adempimenti burocratici talvolta eccessivi – afferma Campora – Il pubblico amministratore aveva il timore di subire un’indagine, quindi pur di non sottoscrivere un documento individuava cavilli per tutelarsi».

Eppure, secondo i dati dell’Anci, solo un centinaio delle circa 7mila indagini per abuso d’ufficio avviate negli ultimi dieci anni in Campania è sfociato in un processo. «Nonostante questo, però, gli effetti delle inchieste sono pericolosi e hanno ripercussioni devastanti sul corretto svolgimento delle attività amministrative – conclude Campora – L’abuso d’ufficio non ha ragion d’essere: meglio abolirlo, anche perché l’eventuale condotta illecita di un funzionario può essere provata e punita con la condanna prevista per altri reati».

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.