Matteo Renzi lo aveva detto chiaramente prima e durante la crisi di governo: il ruolo del supercomissario all’emergenza Covid Domenico Arcuri andava ripensato per la quantità spropositata di dossier gestiti dall’amministratore delegato di Invitalia.

Ma il problema, come emerso chiaramente in questi mesi, non era solo le troppe questioni in mano ad Arcuri, ma anche la gestione fallimentare di molti di essi. Dall’approvvigionamento delle mascherine al caso dei banchi con rotelle per le scuole, fino alla questione dell’app Immuni.

Già, l’app per il tracking, che tramite bluetooth dovrebbe avvertire gli utenti che hanno avuto un’esposizione a rischio, ovvero un contatto con una persona risultata positiva al Coronavirus.

L’ultimo caso relativo all’app lo fa emergere L’Espresso, che tira in ballo Arcuri e la Zenith Italy, società succursale di un gruppo mondiale che ha vinto il bando “con procedura negoziata senza previa pubblicazione” per occuparsi della campagna di comunicazione. Il bando creato e assegnato il 15 ottobre aveva per oggetto, tra le altre cose, “la realizzazione di grafica per post su pagina ufficiale Immuni su Facebook, inclusa la moderazione e la valutazione dei commenti e le interazioni”. Con un esborso di soldi pubblici di 40.720 euro, Zenith Italy è riuscita ad ottenere poco meno di 19mila iscritti alla pagina sul social di Mark Zuckerberg: un singolo “mi piace” è costato in media due euro.

Ma non è l’unico problema emerso con Immuni. Sono infatti i numeri a certificare la Caporetto dell’app che doveva essere, nelle intenzioni di Arcuri e dell’esecutivo di Giuseppe Conte, uno strumento essenziale per tracciare i contagi. Ad oggi i download sono fermi a 10.285.063, mentre gli utenti che hanno usato l’app per comunicare la loro positività sono stati 10.737, con poco più di 87mila notifiche inviate. Numeri che certificano il fallimento dell’operazione: la media nazionale di download non supera il 20%, con picchi del 24% in Abruzzo ed Emilia-Romagna.

Anche le notifiche per regione su base settimanale hanno numeri ridotti: ad eccezione di Emilia-Romagna (436), Lazio (243) e Lombardia (155), nella settimana dall’1 al 7 febbraio le notifiche hanno raramente superato quota 30.

Numeri che, se confrontati con quelli della NHS Covid app, il sistema di tracking dei contagi messo in piedi dal governo inglese, destano imbarazzo. Uno studio dell’Alan Turing Institute (solo sottoposto a peer-review) evidenzia infatti che l’app è stata in grado di prevenire circa 600mila infezioni a fine dicembre 2020. Da impallidire anche i numeri di download, superiori ai 21 milioni, così come le notifiche inviate, ben 1.7 milioni.

Napoletano, classe 1987, laureato in Lettere: vive di politica e basket.