Non c’è peggior momento, per la rottura tra partner, del giorno di San Valentino. Eppure l’escalation di ieri porta a questa crisi («siamo in crisi, anche se non istituzionalmente», si lascia scappare in tv il coordinatore di Iv, Ettore Rosato) che è, intanto, prova muscolare dei due ex che se le stanno dando di santa ragione: il Pd contro Italia Viva. Zingaretti contro Renzi. E il Premier Conte che usa toni inusitatamente forti contro chi «fa opposizione dall’interno in modo aggressivo e anche maleducato». Italia viva che replica colpo su colpo contro «il partito giustizialista» che include – a loro dire – Leu, Pd e M5S senza distinzioni. Le tensioni vengono da un mese di tira e molla sulla prescrizione, battaglia di bandiera dei Cinque Stelle avversata da Italia Viva. Ma da ieri la notizia è che il Pd sembra averne abbastanza dei toni minacciosi di Matteo Renzi, e va allo showdown. In tarda serata, il capo delegazione Dario Franceschini convoca d’imperio tutti i ministri Pd a Palazzo Chigi per una riunione d’emergenza.

Lo sparo di Sarajevo viene visto nella decisione di Italia viva di disertare la riunione del Consiglio dei Ministri di ieri sera. Una riunione convocata il giorno prima ed avente come ordine del giorno il progetto di riforma del processo penale. Dietro le quinte, un incontro riservato avvenuto nel pomeriggio tra il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e le delegazioni del Pd e di Leu. Con una fumata bianca, sia sul ddl sulla riforma del processo penale sia sul lodo Conte bis. Resta il nodo dello strumento normativo: il lodo potrebbe essere incluso in una proposta di legge parlamentare, potrebbe diventare un emendamento alla pdl Costa o potrebbe essere inserito nel ddl sulla riforma del processo penale. Materia su cui è stato imperniato il Cdm.

La Ministra Teresa Bellanova era in Russia, per una visita fissata da tempo. E’ atterrata a Roma alle 22. La ministra della famiglia Bonetti non si è fatta vedere. “Una assenza ingiustificabile”, ha tuonato Giuseppe Conte. “Toni da preside, non da presidente del Consiglio”, gli replica Renzi. Che è a sua volta duro nella diretta Facebook di ieri sera: “Presidente Conte, la palla tocca a te. Noi non abbiamo aperto la crisi, non facciamo polemiche”. Lo dice Matteo Renzi, che a Conte dice “Tu puoi cambiare maggioranza, presidente del Consiglio. Sai come farlo, perche’ lo hai gia’ fatto. Se noi siamo opposizione, voi non avete la maggioranza. Non puoi dire che siamo opposizione maleducata: se vuoi cambiare maggioranza fallo, ti daremo una mano”.

Zingaretti, dal canto suo, condivide «la forte preoccupazione e il richiamo alla serietà» del premier. Al Nazareno la “reazione” di Conte ai “calci” di Renzi era attesa (e quasi pretesa, ormai) da giorni. «A questo punto – dice severo – è giusto prendere sul serio le fibrillazioni» e «chiedere maggiore collegialità». Per il segretario «è possibile» andare avanti purché si lavori ad un’agenda «condivisa, progressista e alternativa all’odio» di chi ha preceduto i giallorossi a palazzo Chigi. Lo dice chiaro Andrea Orlando: «Se si fanno le cose accettiamo qualsiasi provocazione con spirito zen. Se non si fanno decideremo per altre vie». I dem puntano a resistere per non consegnare il Paese alla “destra estrema” targata Salvini-Meloni, ma non intendono galleggiare né prestarsi a quelli che Zingaretti ha già definito «trasformismi e giochi di palazzo». Non siamo alla vigilia di una crisi, ragiona, «nessuno l’ha dichiarata», ma nel momento in cui ci si dovesse arrivare «io credo – sentenzia – che la fine di questo Governo coincida con la fine della legislatura», sentenzia.

Il calendario tuttavia rema contro, e anche se il Pd suona i tamburi della crisi, non sembra possibile andare a votare prima dell’autunno. In caso di crisi di governo, e assodato ormai che sarebbe considerato un esercizio ardito far precipitare le cose in modo tale da rendere necessario sciogliere le Camere prima del referendum costituzionale del 29 marzo, si aprirebbero le consultazioni subito dopo il voto referendario. Nel frattempo servirebbe comunque un governo in carica per ridisegnare i collegi (nel caso di vittoria del sì al taglio dei parlamentari): Conte accetterebbe di restare in carica per gli affari correnti o si sfilerebbe? Ieri ha scrollato le spalle: «Non sarebbe da me».