La sentenza è arrivata dopo oltre due anni di dibattimento, una lunga lista testi, le relazioni di consulenti e la testimonianza dell’imputato, che in aula ha spiegato quanto l’accusa al centro del processo abbia pesato sulla sua vita e sulla sua salute più della carcerazione al tempo della condanna per concorso esterno in associazione mafiosa. L’imputato è Marcello Dell’Utri, ex senatore di Forza Italia e protagonista della prima stagione berlusconiana, appassionato bibliofilo e collezionista d’arte. La sentenza è stata emessa ieri dai giudici della prima sezione penale del Tribunale di Napoli (presidente Francesco Pellecchia) e ha assolto l’imputato con la formula più ampia: «perché il fatto non sussiste».

Il processo a Dell’Utri era nato partendo dalla sua passione per i libri antichi e l’accusa si concentrava su quattordici volumi che l’ex direttore dei Girolamini Massimo Marino De Caro (già condannato a sette anni, in un diverso filone processuale, per i libri fatti sparire dallo storica biblioteca) gli aveva regalato e che erano poi risultati tra i testi trafugati. Peculato, il capo di imputazione contestato dai pm di Napoli che avrebbero voluto la condanna di Dell’Utri tanto da concludere la requisitoria con una richiesta di sette anni di reclusione.

I giudici hanno deciso per l’assoluzione. «Siamo soddisfatti – ha dichiarato l’avvocato Claudio Botti, che assieme all’avvocato Francesco Centonze ha rappresentato la difesa di Dell’Utri -. Il senatore teneva moltissimo a questo processo, anche perché riteneva assurdo e ingiusto che uno che ha 40mila libri rari provenienti da tutto il mondo venisse coinvolto in questa bruttissima vicenda solo per alcuni libri avuti in regalo dal signor De Caro. Questa sentenza – aggiunge il penalista – è l’ennesima dimostrazione che quando un processo si fa a fari spenti, si aiutano i giudici a essere autonomi e sereni nelle loro valutazioni».

Tra 90 giorni saranno depositate le motivazioni con cui i giudici demoliscono l’inchiesta della Procura. Un’indagine avviata sulla scorta di alcune intercettazioni telefoniche tra Dell’Utri e De Caro, legati da una conoscenza che risaliva a molti anni prima che De Caro assumesse la direzione della biblioteca di via Duomo, e che aveva avuto anche un’eco milanese con il sequestro di 40mila volumi della collezione privata dell’ex senatore in via Senato, poi restituiti dopo l’archiviazione del filone avviato dalla Procura lombarda. «Me li hanno restituiti con un tir dopo averli tenuti sei anni. Molti sono stati rovinati e questo mi fa male ancora oggi» aveva raccontato Dell’Utri dinanzi al Tribunale di Napoli. L’ex senatore aveva l’abitudine di catalogare ogni volume annotando a matita data, occasione e persona da cui lo aveva ricevuto. Aveva fatto lo stesso anche con i volumi donati da De Caro. «Non potevo immaginare che mi regalasse anche libri sottratti dalla biblioteca dei Girolamini» è sempre stata la sua difesa.

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).