“Il fatto non sussiste”. Questa la formula con la quale i giudici della prima sezione penale del Tribunale di Napoli hanno assolto l’ex senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri è stato assolto dall’accusa di concorso in peculato in relazione all’appropriazione di 13 volumi trafugati dalla Biblioteca dei Girolamini di Napoli attraverso il direttore Massimo Marino De Caro.

La richiesta della Procura di Napoli era di sette anni di reclusione. I giudici della prima sezione panale, presieduta da Francesco Pellecchia, hanno accolto le tesi difensive degli avvocati di Dell’Utri, Claudio Botti e Francesco Centonze.

L’ex braccio destro di Berlusconi è tornato in libertà lo scorso 3 dicembre 2019 dopo una condanna a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Dal luglio del 2018 era agli arresti domiciliari per motivi di salute, dopo una detenzione in regime di alta sicurezza nel carcere di Parma prima e Rebibbia poi.

Gli restano i due anni di sorveglianza speciale decisi nella sentenza di condanna e il conseguente obbligo di firma alla polizia. Dell’Utri entrò in carcere nel maggio del 2014 dopo una breve fuga in Libano alla viglia della pronuncia della Cassazione che ha reso definitiva la sua condanna. Venne così estradato in Italia e trasferito in carcere.

Redazione