Dopo 37 giorni dal suo insediamento ufficiale, arriva la prima vera operazione militare firmata Joe Biden. Gli Stati Uniti hanno infatti bombardato la zona orientale della Siria, al confine con l’Iraq, prendendo di mira una milizia filo-iraniana. L’assalto aveva come obiettivo rendere inoffensiva la cellula militare, dopo che questa era stata riconosciuta responsabile di tre separati attacchi missilistici avvenuti lo scorso 15 febbraio contro le forze americane in Iraq. Secondo quanto riportato dall’Osservatorio siriano per i diritti dell’uomo ci sarebbero “almeno 22 vittime” tra i combattenti.

“Siamo fiduciosi sull’obiettivo che abbiamo attaccato, siamo convinti che era usato dalla stessa milizia sciita che ha condotto gli attacchi contro di noi”, ha dichiarato il portavoce del Pentagono John F. Kirby. Secondo l’intelligence americana sono state distrutte varie strutture localizzate ad un punto di controllo alla frontiera usate da una serie di gruppi di militanti sostenuti dall’Iran, inclusi Kait’ib Hezbollah e Kait’ib Sayyid al-Shuhada. Kirby ha parlato di una risposta militare “proporzionata” condotta “insieme a misure diplomatiche”.

Secondo alcuni analisti i missili lanciati contro le basi americane erano un modo per testare la reazione di Biden, che ha reagito prontamente ma in modo mirato. Sullo sfondo del conflitto resta la possibile ripresa dei negoziati sul nucleare tra l’Iran, l’Europa e gli Usa, con Teheran che sta facendo pressioni su Washington affinché ritorni nell’intesa.

La Casa Bianca non ha accusato alcun gruppo specifico ma ha fatto sapere di ritenere l’Iran responsabile delle azioni portate avanti da quelli che ha definito suoi “delegati”. “Molti di questi attacchi – ha dichiarato il portavoce del dipartimento di Stato, Ned Price – sono stati portati avanti con armi prodotte o fornite dall’Iran”.

L’attacco ha indispettito la Russia, storico alleato dell’Iran in Siria. Aleksei Chepa, vicepresidente della commissione Affari internazionali della Duma di Stato, ha parlato di “azione illegittima” che va “condannata categoricamente da tutti i Paesi”.