Ripristinare l’impegno a livello internazionale, guadagnare nuovamente la posizione di leadership mondiale e catalizzare l’azione dei partner sulle sfide condivise, per poter mostrare a tutti che “la diplomazia è tornata”. Joe Biden ha ben chiara in mente quale sarà la sua azione di governo, e l’ha esposta durante la sua prima visita al dipartimento di Stato, dove ha promesso di accantonare i modi di Trump – soprattutto in politica estera – per “reclamare la credibilità e l’autorità morale degli Stati Uniti”, che stava andando perduta.

Dietro l’angolo ci sono sfide globali come la pandemia, la crisi climatica e la proliferazione nucleare, e il neo eletto presidente americano ritiene che possano essere affrontate “solo lavorando insieme per la causa comune”. Nelle anticipazioni del suo primo discorso sulla politica estera, diffuse dalla Casa Bianca, Biden elogia la diplomazia, valore “andato sotto intensa pressione negli ultimi anni” e addirittura “spinto oltre l’orlo del baratro nelle ultime settimane”.

Promette un cambio di registro, e rivela di essere “già in contatto con i leader dei Paesi amici” per ricucire le alleanze democratiche “atrofizzate da quattro anni di trascuratezza e abusi”. C’è spazio anche per la forza, nel suo discorso, da impiegare comunque “diplomaticamente” e “quando necessario”.

Ad esempio conto le crescenti ambizioni della Cina e la “determinazione della Russia di danneggiare la democrazia”, anche alla luce della condanna per l’oppositore di Putin, Alexei Navalny, che secondo il presidente americano “dovrebbe essere rilasciato immediatamente e senza condizioni”.

“Gli Stati Uniti non subiranno più le azioni ostili della Russia, anzi risponderanno con decisione”, ha annunciato, mostrando un atteggiamento “diverso da quello del vecchio presidente”. Biden ha anche dichiarato di voler terminare la guerra in Yemen e di voler firmare a breve un ordine esecutivo che alzerà a 125mila il numero dei rifugiati che gli Usa accoglieranno, un numero quasi dieci volte maggiore di quello voluto da Trump.

Il tycoon, intanto, non testimonierà – come chiesto dall’accusa – al processo di impeachment in corso in Senato. Lo hanno dichiarato i suoi legali, Bruce Castor e David Schoen, affermando che l’ex presidente non avrebbe intenzione di presenziare in un dibattimento che ritiene “incostituzionale”.