In Campania due scuole su tre (il 61,9 per cento) risultano edificate prima della normativa antisismica del 1974 e il 61,4 per cento degli edifici ha bisogno di interventi urgenti. E sono le scuole di Napoli quelle che necessitano di più manutenzione. Le statistiche dicono che i fondi utilizzati per i lavori nelle scuole campane sono prevalentemente europei e sottolineano chiaramente il divario tra la Campania e il resto del Paese. A Napoli, per esempio, si spende una media di 3.583 euro per edificio a fronte dei 17.780 del dato nazionale, per quanto riguarda la manutenzione straordinaria, e una media di 2.950 euro contro i 6.686 della media nazionale per ciò che concerne la manutenzione ordinaria. Sono i dati dell’ultimo dossier di Legambiente Scuola e Formazione che fotografa la situazione delle scuole italiane, dalla condizione degli edifici alle mense scolastiche passando per il trasporto degli studenti.

Ed ecco il risultato: su 83 Comuni presi in esame il più virtuoso è Bolzano, mentre Napoli figura al 32esimo posto ed è la prima delle grandi città del Sud. Nella graduatoria figurano anche Avellino (35esima) e Salerno (63esima). Benevento presenta dati incompleti e per questo non entra in classifica, Caserta non partecipa all’indagine. Sebbene le scuole dei tre Comuni si trovino in zona sismica 2 (che indica un livello di sismicità medio-alto), solo il 20,4 per cento risulta edificato con criteri antisismici e solo in un esiguo 18 per cento risulta eseguita la verifica di vulnerabilità sismica, nonostante questa sia obbligatoria per legge. Nessun edificio, invece, risulta costruito con criteri della bioedilizia. Mancano i fondi, i controlli e l’attenzione alla sicurezza. La scuola è vista come un costo e non come un investimento.

E sebbene in Campania gli edifici che hanno goduto di manutenzione straordinaria sono il 52,1 per cento, dato al di sopra la media nazionale che si attesta intorno al 49,7, sono ancora tantissime le scuole che hanno bisogno di interventi urgenti. Cosa fare quindi? «Per intervenire sugli edifici è necessario avere un quadro chiaro del loro “stato di salute” – spiega Valentina Onesti, responsabile del settore Scuola e Formazione di Legambiente Campania – Serve un’anagrafe completa e dettagliata di tutte le scuole per poter programmare interventi veloci e mirati. Sono anni che la richiediamo ma non è mai arrivata». In realtà una mappatura esiste: «Il patrimonio edilizio regionale consta di 4mila edifici per le circa mille autonomie scolastiche – spiega l’assessore uscente all’Istruzione, Lucia Fortini – che sono stati mappati perché uno dei miei principali impegni è stato quello di implementare l’anagrafe dell’edilizia scolastica che, all’epoca del mio insediamento, raccoglieva informazioni su appena il 20% degli edifici». La Campania ha investito finora 600 milioni (quasi tutti fondi europei) e, per il piano triennale, ha ricevuto da Comuni, Province e Città metropolitana richieste di intervento sulle scuole per un miliardo e 600 milioni. Il fabbisogno, però, potrebbe toccare addirittura i quattro miliardi.

Il 45 per cento delle scuole, infatti, è stato costruito tra il 1941 e il 1974; gli interventi di adeguamento sismico e/o efficientamento energetico negli ultimi cinque anni sono stati pari allo 0,7% contro il 4,4 per cento della media nazionale. Le statistiche di Legambiente dicono che in Campania si spendono per la manutenzione straordinaria 2.574 euro per edificio a fronte dei 14.005 spesi nel resto del Paese. Per la manutenzione straordinaria, invece, se ne sborsano 3.767, pochi rispetto ai 23.946 erogati nel resto del Paese. Perciò molti edifici scolastici non sono idonei ad accogliere gli alunni. «Il problema principale – conclude Onesti – è che molte scuole dispongono di aule troppo piccole. In più, molti immobili sono privi di spazi all’aperto poiché non erano stati originariamente pensati come scuole. Ecco perché occorre intervenire sugli edifici e pensare a spazi aperti dedicati alle lezioni».