Il disavanzo comunale da due miliardi e 700 milioni di euro non lo spaventa. E nemmeno i timori di chi, fino a qualche mese fa, lo invitava a rinunciare al proposito di ricandidarsi a sindaco di Napoli. Antonio Bassolino cita Antonio Genovesi, quando ricorda di aver speso i migliori anni nella lotta al “nonsipuotismo”, e si dice sicuro del fatto che il capoluogo campano possa rinascere anche stavolta. Magari con l’aiuto di una legge nazionale che aiuti tutti i Comuni in crisi e dei miliardi messi a disposizione dall’Unione europea. «Di sicuro a Napoli non serve un curatore fallimentare, ma un sindaco che sappia gestire il Recovery Plan», sottolinea l’ex governatore durante l’incontro che di fatto dà il via alla sua campagna elettorale.

La sua attenzione è rivolta soprattutto ai 209 miliardi con i quali l’Unione europea si appresta a finanziare l’Italia e che in gran parte saranno destinati alle regioni del Sud, aggiungendosi ai fondi tratti dalla programmazione ordinaria. Per Bassolino sono due gli obiettivi: verificare che i miliardi del Recovery Fund si aggiungano a quelli stanziati annualmente dallo Stato italiano e fare in modo che tutti i candidati a sindaco di Napoli – «anche quelli virtuali», dice sarcasticamente riferendosi ai tanti nomi che circolano da qualche mese a questa parte – contribuiscano al dibattito sui progetti per la città che proprio con le risorse europee dovranno essere finanziati. «Siamo reduci dalla crisi del 2008 e da quella innescata dal Covid – spiega Bassolino – È come se uscissimo da una guerra mondiale. Il Recovery Plan è una straordinaria opportunità per ridurre il gap tra Nord e Sud. Perciò tutte le forze politiche dovrebbero concentrarsi sulla versione definitiva del piano che il governo Draghi è chiamato a presentare entro il 30 aprile».

In quel documento, secondo Bassolino, dovrebbe trovare spazio il rilancio di Bagnoli, tornata al centro del dibattito politico dopo che il commissario Francesco Floro Flores ha ipotizzato la rinuncia alla rimozione della colmata. «L’ex Italsider è il punto critico di una lunga vicenda per Comune, Regione e Governo nazionale – ammette Bassolino – Su questo tema occorre una riflessione schietta alla quale nessuno può sottrarsi». L’ex ministro è indicato tra i responsabili della situazione di stallo in cui versa Bagnoli. Alcuni gli hanno contestato la strategia di riconversione dell’area, affidata alla società Bagnoli Futura (poi fallita),  altri l’atteggiamento ondivago tra il ripristino del verde e lo sviluppo “produttivistico” della zona. Ora Bassolino sembra propendere per la seconda opzione: «Bagnoli è parte integrante dell’area flegrea e metropolitana che si reggono sull’economia del mare: il Recovery Plan ci offre la possibilità di rilanciare questo asset strategico».

Il secondo tema cruciale affrontato dal candidato sindaco è quello delle finanze comunali sull’orlo del crac. Da più parti si fa strada l’ipotesi di una legge speciale per Napoli sulla quale il candidato sindaco è in disaccordo: «Preferisco una misura che consenta a tutti i Comuni in difficoltà di affrontare le sofferenze che il Covid ha determinato. Con questo tipo di legge, la collaborazione tra livelli istituzionali e una saggia gestione delle risorse europee, Napoli può farcela. Ecco perché alla città non serve il commissario liquidatore, ma il sindaco del Recovery Plan come io fui il sindaco del G8 nel 1993».

Piacciano o meno, le idee di Bassolino sono un sasso nello  stagnante dibattito sul futuro della città. Le elezioni sono in programma in autunno, ma le principali forze politiche stentano a indicare candidati e programmi di cui Napoli, alla luce delle drammatiche condizioni in cui versa, ha bisogno ora più che mai. Il centrosinistra è alla continua ricerca di equilibri al proprio interno e con il Movimento Cinque Stelle, il centrodestra è in attesa che il pm Catello Maresca sciolga la riserva sulla candidatura a sindaco. Ed è proprio ai «candidati virtuali» che Bassolino lancia un messaggio: «Mi auguro che siano autorevoli, in grado di parlare alla gente e di collaborare per il bene della città: non è dei forti che bisogna avere paura, ma dell’alleanza dei mediocri».

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.