Nessuno è in grado di dire se sarà eletto e come governerà. Eppure Antonio Bassolino un merito già ce l’ha ed è quello di aver svegliato il dibattito pubblico su Napoli dal letargo in cui è piombato ormai da qualche mese. O, almeno, di averci provato. L’annuncio della sua (ri)candidatura alla guida del Comune è il classico sasso gettato nello stagno, la mossa capace di rompere quell’immobilismo che, come Paolo Macry ha spiegato su queste pagine in tempi non sospetti, è dovuto anche a «un ceto di amministratori pubblici nel migliore dei casi inefficiente» e alla «indifferenza dell’opinione pubblica» cittadina.

Ora che la candidatura di Bassolino è ufficiale e non più appena accennata tramite i quotidiani post su Facebook, ora che la sua visione di città comincia a delinearsi dopo essere stata inglobata nella massa informe delle critiche all’amministrazione de Magistris, tutte le forze politiche sono chiamate a uscire allo scoperto e a esplicitare nomi e progetti per Napoli. Non può più attendere il Partito democratico, impegnato da mesi ad «allargare il campo progressista indispensabile per arginare le destre» (parola del dirigente nazionale Nicola Oddati) ma ancora incapace di esprimere soluzioni credibili per la ricostruzione di Napoli. Deve battere un colpo il Movimento 5 Stelle che pare accontentarsi di un candidato sindaco condiviso con il Pd e non illustra un solo progetto concreto per il futuro di Napoli.

Devono darsi una mossa anche i partiti del centrodestra partenopeo che, dopo essersi condannati all’irrilevanza in dieci anni di contraddittoria opposizione a de Magistris, si preparano ad accantonare i rispettivi simboli per spianare la strada alla candidatura del pm Catello Maresca. Insomma, dopo l’ufficializzazione della candidatura di Bassolino che va a sommarsi a quella di Alessandra Clemente, le forze politiche e civiche sono chiamate a fare un passo avanti e anche in tempi stretti. Già, perché la discesa in campo di Bassolino ha un ulteriore pregio: quello di essere stata annunciata quando alle elezioni comunali manca ancora una manciata di mesi, quindi in modo tale da consentire ai napoletani di vagliare attentamente il suo profilo umano e politico, il suo programma amministrativo e la sua storia.

Certo, qualcuno dirà che Bassolino è “già giudicato dalla storia” perché ha amministrato Napoli e la Campania, oltre a essere stato ministro ed esponente di punta del centrosinistra nazionale. Fatto sta che i tempi seguiti dall’ex sindaco e governatore danno l’idea di una candidatura non buttata lì all’ultimo minuto, magari solo per fare un dispetto a quel Pd che l’ha messo all’angolo, ma di un rinnovato impegno che parte da lontano ed è frutto non solo di un’analisi politico-amministrativa di Napoli ma anche del travaglio interiore che forse solo chi ha affrontato 19 processi (e centrato altrettante assoluzioni) è in grado di comprendere.

Piaccia o meno, dunque, ora Bassolino è tornato a essere uno dei principali punti di riferimento del dibattito pubblico al quale gli altri partiti e candidati devono contribuire. Dopo dieci anni di vuoto amministrativo e di sterile demagogia, i napoletani hanno bisogno di confrontarsi su progetti seri e concreti, oltre che su nomi autorevoli e credibili. Attendere ancora, magari per il proprio tornaconto politico, equivale a dare il colpo di grazia alla città.

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.