Jasmine Cristallo, 39 anni, le rappresenta in tv ma non vuole essere chiamata leader delle Sardine. «Portavoce è più corretto, perché la leadership non te la puoi dare per definizione, il carisma te lo devono riconoscere gli altri». Insieme a Mattia Santori hanno fondato il movimento spontaneo che ha portato più persone in piazza negli ultimi anni. Ed oggi deve evolvere per non morire.

Inizia un autunno teso, con un ritorno a scuola complesso.
Ho vissuto tanti primi giorni di scuola, da madre. C’è una ritualità, come le foto che si fanno prima di entrare. Oggi in quelle foto rimarrà stampata una mascherina, e la durezza di questa giornata è da rintracciare in quei sorrisi che non ci sono.

Con la riapertura delle scuole tornano a manifestare gli studenti. Siete vicini a chi scende in piazza?
Tutte le mobilitazioni di popolo che si muovono in un perimetro valoriale fatto di istanze legittime e democratiche vanno salutate con favore. Poi dipende dalle rivendicazioni della protesta.

La piazza è della protesta ma la politica è della proposta. Come passa il vostro movimento dalla prima alla seconda?
Penso che la proposta ci sia. Semplicemente viene troppo spesso ignorata. Si va in piazza per rendere manifesta una proposta che troppo spesso non trova ascolto nel dibattito pubblico, coperta dalla tirannia della maggioranza.

Viviamo sotto la tirannia della maggioranza?
È una attitudine, guardi cosa accade con i populisti e con il patto scellerato Pd-Cinque Stelle. Il cartello del Sì è un accordo di potere tra chi utilizza la Costituzione in modo strumentale e che nasce da un approccio estremamente anti-politico e populista e che nulla ha a che vedere con il risparmio.

È un accordo. Perché scellerato?
Perché il patto di governo prevedeva altro. Avevano sottoscritto la priorità di avere una legge elettorale prima del referendum, di avere dei correttivi. Adesso stiamo subordinando al referendum una legge ordinaria che può essere votata da qualsiasi altra maggioranza, che può portarci in qualunque momento in un sistema maggioritario spinto. Se salta qualcosa, noi domani andiamo a votare con un maggioritario che conserva il listino bloccato e quella cosa ignobile che è la rinuncia pilotata.

Un No senza se e senza ma.
Sicuramente. Però ci sono dei No e no. E ci sono dei Sì e sì. Gli unici Sì sinceri sono quelli dei cittadini a cui è stato promesso di cacciare i fannulloni. Cittadini nauseati che credono alla storia anti-casta. Il Pd non dà un Sì convinto, ha un atteggiamento lealistico verso un accordo. Non si muove per ragion di Stato, ma per ragion di governo. Ma se diamo ragione al loro sì, finiamo con un Parlamento senza potere e dunque nelle mani di un potere esecutivo più forte, ma di pochi.

La Giustizia è un tema che sente, di cui vi preoccupate?
Moltissimo. Una riforma della giustizia è urgente, operiamo con codici procedurali molto datati e con un funzionamento degli uffici inaccettabile per un Paese civile. E la degenerazione dello Stato di diritto, con l’approccio punitivo e giustizialista altro non fa che ledere in maniera violenta tutte le conquiste che sono venute con il garantismo.

Come Sardine vi sentite garantiste?
Certamente sì. Non posso sentire espressioni lesive del diritto come “marcire in galera”. Sono contro l’ergastolo ostativo, ritengo che la situazione delle carceri sia drammatica, ho trovato abominevole che un detenuto fosse ripreso in un video con tanto di musichetta. Una delle pagine più basse nella storia della giustizia. Disprezzo tutti gli approcci manettari: sono dalla parte di Tortora e ci sono sempre stata.

Contro il populismo giudiziario.
Lo Stato deve essere un’altra cosa. Dalla legge del taglione a oggi c’è stata una evoluzione e io quella evoluzione la rivendico. Non mi sento tutelata da chi ti schiaffa in prima pagina per un avviso di garanzia, e poi magari quando arriva l’archiviazione avrai ormai la reputazione bruciata. Davanti allo svilimento del diritto, dobbiamo alzare la voce e chiedere una giustizia vera, riabilitativa, rieducativa. Affliggere è il contrario di rieducare.

Ha familiarità con la giurisdizione?
Molta. Vengo da una famiglia di giuristi. Il nonno di mia figlia è stato Procuratore nazionale antimafia. Il padre di mia figlia è avvocato. Il mio compagno è un avvocato. Mio cognato insegna diritto. Mio zio è un giudice cassazionista. Nella cultura da cui provengo questo approccio giustizialista non è mai esistito. È una deriva che è arrivata negli ultimi anni.

Cosa la colpisce di più, in questa che definisce deriva?
Io sono di sinistra e meridionale, guardo alla Lega come avversario antitetico assoluto. Eppure c’è qualcosa che non mi piace, diciamo quantomeno sospetto nella tempistica con cui si è aperto questo filone di inchiesta sulla Lega, sotto elezioni. Come gli avvisi di garanzia a De Luca, a metà della campagna elettorale. Troppe indagini a orologeria. Consegnare l’avversario ai giudici, perché provvedano loro dove la politica non riesce, è un cedimento antidemocratico. Attenzione. E attenzione a questa sovraesposizione mediatica dei giudici.

I magistrati influencer non le piacciono.
Posso confidarle un episodio? Ero ragazzina, avevo 19 anni quando conobbi quel magistrato che è diventato il nonno di mia figlia, e lo vedevo andare in edicola a comprare tutti i quotidiani. Gli chiesi perché li prendeva tutti, poi magari ne leggeva solo qualcuno. “Perché nessuno deve sapere quali sono le mie idee politiche”, mi disse.

C’è un impegno delle Sardine in questo senso?
Non abbiamo ancora un programma definito, siamo all’inizio di un percorso che è tutto in divenire.

Ma all’inizio dell’anno scolastico si fanno i programmi. Il vostro?
Dare un contributo forte per il No all’antipolitica. Tornando anche in piazza, con un distanziamento che avvicina e unisce.