“Oltre ad essere spiccatamente punitivo sotto tutti gli aspetti, il mio trasferimento a Guantanamo Calabro equivale ad una condanna all’isolamento ininterrotto, dato anche l’impossibile contatto con i membri dell’Isis o supposti tali. Dopo l’isolamento forzato di Oristano, sono qui sottoposto a un regime di gran lunga più restrittivo”. Lo scrive l’ex terrorista dei Pac Cesare Battisti in una lettera scritta a mano nel carcere di Corigliano Rossano (Cosenza), dove è stato trasferito a metà settembre, e resa nota dal suo avvocato, Gianfranco Sollai. “Voglio sperare che il Dap – scrive Battisti – trovi una sistemazione degna di un paese civile, senza costringermi a riprendere lo sciopero della fame. Già che è preferibile finirla in un mese, con la gioia dell’ipocrisia nazionale, piuttosto che agonizzare un anno in condizioni vergognose e insostenibili“.

Nello stesso documento Battisti, condannato all’ergastolo per 4 omicidi e altri gravi reati, in regime di isolamento dallo scorso gennaio 2019, nonostante a luglio dello stesso anno avesse terminato di scontarne i sei mesi previsti dalla sentenza di condanna, scrive ancora: “Dopo l’isolamento forzato di Oristano sono qui sottoposto a un regime di gran lunga più restrittivo. Il mio spazio vitale è stato ridotto ai minimi termini di sopravvivenza. In un clima di estrema tensione e ordinaria intimidazione, sorvegliato a vista e costretto all’ozio forzato in una cella di un terzo inferiore allo spazio della precedente, sprovvista di suppellettili indispensabili. Mi è stato confiscato il computer impedendomi di fatto di svolgere la mia attività di scrittore e concludere il mio ultimo lavoro rimasto in memoria”.

Battisti fa notare anche come, ad una sua richiesta, “è stato provocatoriamente risposto che non risulta alle autorità una mia professione che implichi la disponibilità del computer o di altro materiale didattico. Come se non bastasse, mi è stata applicata una feroce censura. Questa non già per la supposta ‘fitta attività epistolare eversiva’ (sic), come pretende il vergognoso provvedimento, al quale nessuno può seriamente credere, bensì con il chiaro obiettivo di impedirmi di interagire con le istanze esterne, culturali e mediatiche, grazie alle quali starei guadagnando consensi democratici e garantisti,di fronte alla vendetta dello Stato”.

“Da come lo conosco è abbastanza determinato”, sottolinea Sollai all’agenzia LaPresse, “c’è stato un regresso: diritti che gli erano stati riconosciuti a Oristano a Rossano gli sono stati negati, ad esempio sull’accesso a un computer, lui è uno scrittore e a Oristano gli era stato riconosciuto. Poi non aveva mai subito censure, qui riceve lettere in ritardo e forse non tutte”.