Innocenti in manette. Nel 2020 a Napoli sono stati 101. Un record nazionale. Il dato è stato diffuso dall’associazione Errori giudiziari che da oltre 25 anni si occupa del fenomeno dell’ingiusta detenzione nel nostro Paese, mantenendo alta l’attenzione su uno dei grandi nodi irrisolti della giustizia italiana. Si tratta di stime aggiornate al 31 dicembre 2020 e relative sia ai casi dell’ingiusta detenzione, cioè di coloro che vengono sottoposti a custodia cautelare in carcere o agli arresti domiciliari salvo poi essere assolti, sia ai casi di errori giudiziari in senso stretto, cioè di chi subisce un processo e una condanna salvo poi dimostrare con un processo di revisione di essere innocente.

A pesare di più su questa realtà che pone Napoli in cima alla classifica delle città italiane, è l’ingiusta detenzione: sono ancora troppi gli innocenti arrestati. Il dato è strettamente collegato al modus operandi di alcune Procure, ancora orientate verso un uso eccessivo della misura cautelare. Nel 2020, in Italia, i casi di ingiusta detenzione sono stati 750 per una spesa complessiva in indennizzi che ha sfiorato i 37 milioni di euro. Rispetto al 2019 c’è stato un lieve calo: anche a Napoli i 101 casi del 2020 segnano un trend in calo rispetto ai 145 casi del 2019. Secondo gli esperti, però, questa flessione è più che altro effetto dei rallentamenti nell’attività giudiziaria causati dalla pandemia da Covid e quindi, presumibilmente, anche dei rallentamenti nel lavoro delle Corti d’Appello incaricate di smaltire le istanze di riparazione per ingiusta detenzione. Il trend in diminuzione, dunque, non può ancora considerarsi come la spia di un cambiamento di cultura giudiziaria, di un cambio di passo degli organi inquirenti.

I 101 casi, accertati nel 2020 nel distretto di Napoli e relativi a persone ingiustamente arrestate, portate in carcere o recluse ai domiciliari per poi essere assolte o scagionate, sono un record in Italia. Fra le dieci città con più casi di detenzioni ingiuste, dopo Napoli ci sono Reggio Calabria con 90 casi e Roma con 77, mentre Venezia chiude la classifica con 23 casi. Ora è vero che errare è umano, ma non si può considerare fisiologica l’ingiusta detenzione. Il fenomeno ha del patologico in un sistema, come quello della giustizia, per il quale ormai da troppo tempo si invoca una riforma ancora mai attuata. Sullo sfondo, inoltre, continua a esistere il paradosso di una Giustizia che si affretta ad arrestare sospettati ma poi fa durare i processi anche dieci anni, non riesce a eseguire le sentenze di condanna e arranca in un perenne stato di carenze ed emergenze. Tutto questo ha un costo e a pagarlo sono i contribuenti, quindi i cittadini che pagano le tasse.

Nel distretto della Corte d’Appello di Napoli, nel solo 2020, sono stati liquidati indennizzi per circa due milioni e 900mila euro. Il dato, anticipato dal presidente della Corte d’Appello di Napoli Giuseppe De Carolis, è destinato a confluire nelle statistiche elaborate dal Ministero della Giustizia con cui periodicamente viene tracciato il quadro della situazione nei vari distretti giudiziari. Pur tenendo presente che le stime sull’ingiusta detenzione fanno riferimento a casi di misure cautelari emesse anni fa, c’è da immaginare che il trend sugli errori giudiziari non cambierà in maniera significativa nemmeno nel prossimo futuro se prima non cambia l’impostazione degli inquirenti, l’utilizzo che si fa della misura cautelare, i ritmi e la durata dei procedimenti nel nostro sistema giudiziario.

Dei circa 6.400 detenuti attualmente reclusi nelle carceri della Campania, 2.349 sono in attesa di giudizio: di questi quanti saranno assolti e risulteranno vittime di una detenzione ingiusta? Difficile dare una risposta, il tema è complesso e delicato. Di oggettivo, al momento, ci sono solo le stime annuali sull’andamento di processi e indagini (circa il 40% dei processi si chiude con un’assoluzione e circa il 50% delle indagini sfocia in richieste di archiviazione) e l’amara consapevolezza che, per avere una risposta dalla giustizia, si è costretti ad attendere tanti, troppi anni.

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).