Nell’ultimo anno, nel distretto di Napoli, si sono contati 2.283 procedimenti pendenti per equa riparazione a seguito della violazione della ragionevole durata dei processi, a cui vanno sommate 23 procedure con il vecchio rito e 167 opposizioni, per un totale di 2.473 procedure. È la misura delle lungaggini processuali di cui migliaia e migliaia di imputati sono vittime. È anche il peso di una visione di sistema che continua a mancare nei vari interventi in materia di giustizia tanto che da oltre quarant’anni il grande nodo del sistema giudiziario resta quello legato alla durata dei processi. E tutto questo si traduce in un costo per la collettività. Nel 2020 la Corte di Appello di Napoli ha pagato indennizzi per un totale di 13 milioni e 878mila euro, somma che include molti pagamenti arretrati, fermi anche al 2015/2016.
La somma, che è molto più alta di quella liquidata negli anni precedenti, conferma in questo senso il cambio di passo che il presidente della Corte di Appello di Napoli, Giuseppe De Carolis di Prossedi, ha impresso all’ufficio riorganizzando il lavoro di giudici e personale della contabilità in modo da procedere su un doppio binario: ridurre le pendenze dei processi nei settori civile e penale da una parte, e pagare quanti più indennizzi arretrati dall’altra. Sicché, se nel 2018 sono stati liquidati indennizzi per 8 milioni e mezzo di euro e nel 2019 per 9 milioni e 800mila euro, nell’ultimo anno si è raggiunta la somma di 13,878 milioni di euro.
Quanto alle richieste di indennizzo nel 2020 si è registrato un trend in diminuzione rispetto al passato: le richieste, infatti, sono state 539 nel 2020 a fronte delle 1.854 del 2019 e delle 1.517 del 2018. Numeri, questi ultimi, che vanno di pari passo con la riduzione dei procedimenti pendenti nell’ultimo anno in Corte di Appello. Riduzione che è stata più consistente nel settore civile (nel 2020 sono stati definiti 14.453 procedimenti superando anche Roma che ne ha definiti 14.175 pur avendo un organico superiore), mentre nel settore penale si sono definiti 8.959 processi a fronte di una sopravvenienza di 12.604 e una pendenza di 55.409 procedimenti.
Quello della durata dei processi, si diceva, è uno dei nodi cruciali del sistema giustizia. Il presidente De Carolis si dice favorevole all’ufficio del processo. «Ogni giudice trascorre l’80 per cento del tempo a scrivere e non a decidere. Se si usassero i giudici solo per decidere, lasciando che siano collaboratori qualificati a scrivere le sentenze, si avrebbe un’accelerazione sulla durata dei processi. Perché ridurre i tempi dei procedimenti non può e non deve tradursi in una riduzione delle garanzie processuali», afferma De Carolis sottolineando l’importanza del momento della decisione del giudice nell’iter giudiziario, la necessità che questa decisione sia ben ponderata e l’esigenza di evitare errori giudiziari. A pesare sui tempi del processo, ci sono inoltre l’eccessiva burocrazia, l’eccessiva frammentazione degli uffici, l’eccessiva attesa che si crea tra una fase e l’altra dell’iter processuale. Storture che fanno lievitare enormemente i costi a carico della collettività.
Ma quanto costa una lungaggine processuale? Dal 2016 per il calcolo del quantum dell’indennizzo si oscilla tra un minimo di 400 euro e un massimo di 800 euro per ciascun anno di eccessiva durata del processo. Il boom di ricorsi negli anni ha finito per determinare una situazione kafkiana, per cui il cittadino vittima di un processo eccessivamente lungo si ritrova ad attendere anni e anni per ottenere l’indennizzo. Secondo gli ultimi dati diffusi dal Ministero della Giustizia, risultano pendenti in Italia circa 17mila pratiche con una stima di 80mila ricorrenti.
A eccezione della parentesi, tra il 2015 e il 2018, in cui c’è stata una convenzione tra il dicastero di via Arenula e la Banca d’Italia, i pagamenti procedono con lentezza. Nelle scorse settimane, a seguito dei numerosi ricorsi alla Corte europea di Straburgo, lo Stato italiano ha proposto di liquidare a ciascun ricorrente non solo l’indennizzo ai sensi della legge Pinto, ma anche 200 euro a titolo di risarcimento per i danni morali legati ai ritardi nei pagamenti e 30 euro di spese legali. Si vedrà.

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).