Ma se neanche il fondatore e garante si reca alle urne per sostenere il partito, perché dovrebbero farlo i cittadini o gli attivisti? È la surreale domanda che sorge spontanea dopo il retroscena pubblicato oggi da Repubblica su Beppe Grillo.

Il comico genovese, come confermato al quotidiano da portavoce locali del Movimento 5 Stelle, non ha votato domenica alle elezioni comunali che si sono tenute nella sua Genova, che hanno visto lo scontato trionfo del sindaco uscente Marco Bucci, sostenuto dal centrodestra unito e anche da una civica di Italia Viva.

Eppure contro Bucci i pentastellati erano in campo, a sostegno di Ariel Dello Strologo in una delle riproposizioni locali del ‘campo largo’ lettiano. Ma la città di Grillo ha clamorosamente respinto il Movimento del comico: Il Movimento ha ottenuto solo 8381 voti, per un misero 4,40 per cento.

Grillo non si è presentato nel seggio 617 di Genova, quello destinato ai residenti di Sant’Ilario, il garante pentastellato è infatti da giorni fuori città. Quel che sembra evidente è il diverso impegno di Beppe per la sua ‘creatura’ politica: sembrano lontanissimi i tempi del 2017, quando Grillo andò a votare a favore di telecamere assieme alla moglie Parvin Tadjk entrando in cabina con un casco, non prima di aver annullato il voto online delle ‘Comunarie’ dopo la vittoria della candidata sindaca Marika Cassimatis, non di suo gradimento.

In questa tornata Beppe è stato invisibile e i motivi sono chiari. Il Movimento è cambiato profondamente: la leadership di Giuseppe Conte, appena confermata dal tribunale di Napoli che ha rigettato il ricorso presentato da otto attivisti contro lo Statuto e l’elezione di Conte a presidente dei 5 Stelle, resta un boccone amaro da digerire per Grillo, una coabitazione forzata tra leader che non si amano, per usare un eufemismo. Neanche i 300mila euro ottenuti nell’accordo per veicolare sul suo blog i materiali politici e di propaganda del Movimento hanno avvicinato Grillo e Conte.

E intanto, nonostante la sentenza favorevole all’ex presidente del Consiglio, nel Movimento i rapporti restano tesissimi. A dimostrarlo l’ennesima lite interna scoppiata mercoledì tra il fedelissimo contiano Mario Turco, vicepresidente M5S, e Sergio Battelli, deputato e presidente della Commissione Politiche Ue.

Il primo in una intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno aveva parlato così del riconfermato presidente del partito: “Sia chiaro, senza il presidente Conte i 5 Stelle, di fatto, non esistono”. Apriti cielo. Le dichiarazioni di Turco sono state ritenute, non a torto, la negazione stessa dei principi del Movimento, a partire dal “uno vale uno” delle origini. Battelli sui social aveva tuonato contro la deriva personalistica del partito: “Parole vergognose dai vertici M5S. Ma stiamo scherzando? Siamo passati dal movimento 5 stelle al movimento 1 Conte. Io non ho più parole”.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia