Matteo Salvini alza la voce, ma deve anche guardarsi le spalle. Il segretario della Lega è reduce da un doppio flop domenica, quello del referendum sulla giustizia che non ha neanche lontanamente sfiorato il quorum, e quello delle elezioni comunali, che hanno visto l’amica-nemica Giorgia Meloni superarlo praticamente ovunque con Fratelli d’Italia.

Nell’analisi di Salvini però il responsabile è chiaro: l’appoggio del Carroccio al governo di Mario Draghi, in coabitazione con il ‘nemico’ Partito Democratico, che ha portato la Lega a raccogliere media il 6,4% nei 26 capoluoghi in cui si è presentata.

Una tesi confermata oggi in una intervista al Corriere della Sera dove il leader della Lega sembra dare un ultimatum al presidente del Consiglio. Draghi “deve sapere che ci sono temi su cui non siamo disposti a transigere” e le tempistiche per il premier sono brevi: “Attendo risposte entro l’estate. Temo un autunno molto difficile. Ci sono tre mesi per sminare il terreno”, dice Salvini, che dà appuntamento al 18 settembre, quando tornerà la festa del Carroccio a Pontida.

Sul piatto Salvini mette una serie di temi e riforme che sembrano un ostacolo complicato per Draghi e l’eterogenea maggioranza che sostiene l’esecutivo. Il leader del Carroccio parla infatti di pace fiscale, di superamento della legge Fornero sulle pensioni, di “sigillare i confini” per fermare i migranti, di “difendere il potere di acquisto di salari e di pensioni” e di “tutelare l’ordine pubblico nelle grandi città”, il tutto confermando “taglio della accise e i fondi contro il caro energia”.

Ma parole ancora più dure sul sostegno all’esecutivo erano già arrivate da Lorenzo Fontana, vice di Salvini, lunedì sera. Commentando a caldo i risultati delle elezioni, il vicesegretario del Carroccio si era detto “abbastanza stanco” del sostegno al governo. Pur sottolineando di parlare a livello personale, Fontana aveva sottolineato che “la Lega risponde all’elettorato, non a qualcun altro, risponde ai propri cittadini”.

Sullo sfondo c’è l’ormai noto dissidio interno al partito col fronte del Nord, i governatori Zaia e Fedriga , oltre al ministro dello Sviluppo economico Giorgetti, l’ala più governista e ‘draghiana’ del Carroccio. I ‘moderati’ della Lega puntano, al contrario di Salvini, ad evitare una rottura con Draghi chiedendo di non rincorrere Giorgia Meloni, che già lunedì sera chiedeva alla Lega di ‘staccare la spina’ all’esecutivo.

Sul tavolo però, scrive Repubblica, ci sarebbe anche una soluzione che potrebbe trovare sponda nell’asse dei governatori. Lo stesso Salvini ha incaricato il capo della segreteria del Carroccio, Andrea Paganella, di far pervenire la proposta di entrare in un comitato politico per allargare la responsabilità delle scelte in seno al partito, evitando così le già evidenti spaccature interne.

Una soluzione che Zaia, Fedriga e Giorgetti vedono di buon occhio per poter così orientare nel modo migliore la strategia della Lega e di Salvini, considerato ormai in balia degli eventi politici e non più in grado di tenere la ‘barra dritta’.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia