Poveri soldati brasiliani, morti in Italia durante la seconda guerra mondiale. Erano venuti ad aiutarci a combattere il nazi-fascismo e sono caduti in cinquecento. Loro, e il monumento che li onora a Pistoia, meritavano che nella giornata in cui si ricordano le persone che non ci sono più, il silenzio e la sobrietà di una cerimonia religiosa inviassero un messaggio commosso di gratitudine e ringraziamento a coloro che avevano dato la propria vita in una guerra che non li riguardava da vicino. La giornata del 2 novembre 2021 da momento di pace si è invece trasformata in piccola guerra. Fastidiosa guerricciola ingaggiata dalla superficialità, dall’invadenza, dall’esibizionismo.

Jair Bolsonaro, presidente del Brasile, era in Italia per il G20 e ha colto l’occasione per andare a Pistoia, dopo una visita nella cittadina dei suoi avi, Anguillara Veneta, quattromila abitanti in provincia di Padova, dove la sindaca leghista che gli ha offerto la cittadinanza onoraria. Primo scivolone, dopo che Bolsonaro era reduce da tre giorni di ostentato isolamento da parte dei colleghi del mondo. Cosa di cui, passaggio veneto compreso, si è parlato nel mondo, soprattutto in Brasile e non solo negli ambienti di sinistra. Perché “Il Mito” dei suoi supporter qualche peccatuccio sulla coscienza lo ha e non può facilmente occultarlo. La deforestazione dell’Amazzonia (nel 2020 sarebbero stati distrutti 8.500 metri quadri del secondo polmone verde del pianeta), su cui ha già dovuto fare un passettino indietro dopo il tonfo del suo amico Trump e l’elezione del presidente Biden che aveva minacciato interventi sull’Amazzonia.
Ma la pandemia da Covid-19, con il suo negazionismo (mi sono curato con idroclorochina, ha detto Bolsonaro), il suo rifiuto di vaccinarsi e di indossare la mascherina mentre in Brasile morivano 600.000 persone, questo non glielo perdona quasi nessuno. “Quasi”, appunto.

Infatti ha provveduto Matteo Salvini, cui in politica internazionale sono ben applicabili le parole di Medea nelle Metamorfosi di Ovidio, “video meliora proboque, deteriora sequor”, che lui certamente conosce avendo fatto il classico in un ottimo liceo milanese. Qualcuno può davvero credere che il leader della Lega sia andato ieri con Bolsonaro a Pistoia solo perché il presidente del Brasile si era attivato dopo la sua elezione per far arrestare il militante italiano dei Pac Cesare Battisti, trattato da esule politico per dieci anni dal governo di Lula? Salvini si è scusato con il popolo brasiliano e ha fatto bene. Perché, se pur la presenza di quel presidente che nel suo Paese è stato messo sotto accusa da una commissione d’inchiesta del Senato per crimini contro l’umanità sia fastidiosa anche per il popolo italiano che ha pagato a sua volta un grande tributo alla tragedia della pandemia, lui aveva il diritto di partecipare alla cerimonia in ricordo dei suoi morti. E il vescovo di Pistoia avrebbe dovuto comunque officiare la cerimonia funebre. Cristianamente. Complimenti al parroco, che non ha negato la propria presenza e la celebrazione della funzione religiosa.

Ma la nota stonata è proprio la partecipazione di Matteo Salvini. Che cosa c’entra con i cinquecento brasiliani uccisi in guerra? E che cosa c’entra l’arresto di Cesare Battisti? È giusto quel che ha detto, “non mi sostituisco né ai giudici italiani né a quelli stranieri”. Non spetta a lui emettere sentenze. Giusto. Anche se potrebbe almeno ricordare, a proposito di giustizia, che Jair Bolsonaro aveva nominato come proprio ministro Guardasigilli quel Sergio Moro che aveva fatto arrestare il suo predecessore Lula. Lo stesso che poi si era dovuto dimettere perché intercettato mentre suggeriva ai giudici quali sentenze emettere nei confronti dei rivali politici. Ma il problema non è giudiziario, è politico. E purtroppo anche in Italia il leader della Lega non mostra il rigore necessario sulla questione della prevenzione della pandemia, e in particolare sul quel certificato indispensabile ogni volta che si entra in un locale al chiuso e magari affollato, cioè il green pass. Troppa civetteria con i contrari. Non vorremmo un domani dover dire ai suoi alleati, in riferimento a lui, “conosco il meglio e al peggior m’appiglio”, la traduzione di Ugo Foscolo al grido di Medea.

Politica e giornalista italiana è stata deputato della Repubblica Italiana nella XI, XII e XIII legislatura.