Per i più poveri la difesa sta diventando un diritto molto labile. In via di scomparsa. I giustizialisti, un giorno sì e l’altro pure, denunciano lo strapotere dei ricchi, dicono che i ricchi sono i padroni della giustizia e che fanno i comodi loro e che invece la giustizia deve essere uguale per tutti. Poi uno gli chiede: e voi che fate per aiutare i poveri ad avere il diritto alla difesa? Loro scrollano le spalle. Prendiamo il ministro Bonafede. Cosa fa per aiutare i più poveri a difendersi e ad avere i diritti costituzionali? Blocca i pagamenti agli avvocati che esercitano il gratuito patrocinio.

Bell’idea. Il gratuito patrocinio è un diritto costituzionale. Consiste in questo: se sei inquisito e non sei in grado di pagarti un avvocato, perché hai un reddito troppo basso, lo Stato ti assegna un avvocato e si impegna a pagarlo. E poi? Poi il giudice decide quanto deve essere pagato e liquida la somma che però va in pagamento solo successivamente su ordine del Ministero della Giustizia. In moltissime città i giudici sono lentissimi. E il ministero è ancora più lento. Gli avvocati di ufficio non vedono un euro per anni. E hanno anche pagato l’Iva. Parliamo di migliaia di casi.

Per loro il gratuito patrocinio, che dovrebbe essere una parte del lavoro retribuito, diventa un’opera non solo gratuita ma addirittura onerosa. Pagano per difendere. Voi capite che in queste condizioni non è che lavorino troppo bene. E capite che il divario nei diritti alla difesa tra i poveri e i ricchi si allarga oltre misura. Non ad opera dei garantisti ma grazie ai giudici lenti e grazie al ministro lentissimo. Anche perché i Pm, nel loro lavoro, di norma cercano solo gli elementi a carico di un imputato e scartano gli elementi a discarico. E quindi o c’è un avvocato molto attento, che scava e combatte all’arma bianca con il Pm, o il Pm ha partita facile. Pensate ora, col processo a distanza. Che già da solo dimezza il diritto alla difesa. Cosa resta a un povero? Solo la certezza della condanna o la clemenza della corte. Mamma mia che tristezza.