È il giorno del giudizio per Boris Johnson. Reduce da bordate di fischi nel week end che ha segnato in Inghilterra le celebrazioni del ‘Giubileo di platino’ della regina Elisabetta II, il premier Tory britannico affronterà tra le 17 e le 19 di oggi il voto di sfiducia chiesto dai suoi stessi parlamentari conservatori per il cosiddetto Partygate.

La svolta è arrivata grazie al raggiungimento del quorum di lettere di sfiducia nei confronti di BoJo da parte del 15% dei deputati di maggioranza, vale a dire 54 eletti.

A differenza dell’Italia, in Inghilterra il Parlamento si esprimerà di fatto sulla sfiducia nei confronti di Johnson in qualità di leader di partito: ma nel voto segreto BoJo rischia una clamorosa fronda e gli servono i voti di 180 rappresentanti del suo partito per restare in sella ed evitare le dimissioni. Il primo ministro resterebbe in carica ad interim fino alla scelta di un suo successore all’interno dei Tory, scelta che probabilmente terrà impiegato il partito per diverse settimane.

Da parte sua Johnson fa filtrare ottimismo. Un suo portavoce ha definito il voto di questa sera “l’occasione per porre fine a mesi di speculazioni e consentire al governo di tracciare una linea e andare avanti, rispettando le priorità della gente. Il primo ministro accoglie con favore l’opportunità di presentare il suo caso ai parlamentari e ricorderà loro che quando sono uniti e concentrati sulle questioni che contano per gli elettori non c’è una forza politica più formidabile”.

Partygate e malumori

La pietra dello scandalo per Boris è lo scandalo Partygate, le (diverse) feste tenute a Downing Street dal premier e dai suoi collaboratori in violazione delle norme sul lockdown. Casi finiti sui principali giornali britannici e che hanno provocato anche l’apertura di una inchiesta.

Una figuraccia sfociata in una multa inflitta dalla polizia direttamente al premier, primo capo di governo in carica colpito da un provvedimento simile nella storia britannica.

Una situazione imbarazzante per Johnson, fischiato venerdì scorso alla cattedrale di St Paul, alla messa per la regina, col partito che nelle ‘segrete stanze’ lo ha già scaricato, data la scarsissima opinione di BoJo nell’opinione pubblica e anche le recenti batoste nelle elezioni amministrative nel Paese.

Partito che ha salvato la faccia del premier in questo importante week end di storia inglese, con i sudditi di sua Maestà impegnati nelle celebrazioni del Giubileo platino della regina. Come emerso in queste ore il quorum necessario di lettere per ottenere un voto di sfiducia era stato ottenuto già da giorni, ma si è voluto aspettare la fine dei festeggiamenti per procedere con la conta in Parlamento.

Il precedente

Boris Johnson non è il primo premier britannico ad affrontare un voto di sfiducia in Parlamento. Prima di lui era toccata al suo predecessore, Theresa May, nel mirino del suo stesso partito conservatore per la gestione della Brexit. BoJo può sperare in un esito simile: May ne uscì vincitrice col 63% dei parlamentari che votarono a suo sostegno.

Nonostante il voto, May nel maggio 2019 gettò in ogni caso la spugna, consapevole di non poter realizzare la Brexit e lasciando l’incarico di premier proprio a Johnson, subentrato a Downing Street nel luglio 2019.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia