Forse non saranno brillanti come Dan Aykroyd e Eddie Murphy, il duo comico dell’indimenticabile classico americano. Ma gli elementi per un remake di “Una poltrona per due” in salsa labour ci sono tutti. A contendere il trono di leader a Sir Keir Starmer ci penserà con tutta probabilità la strana coppia StreetingBurnham. L’esito della corsa lo conosceremo in autunno avanzato, quando Londra si colorerà del rosso delle decorazioni natalizie. Resta da vedere se l’atmosfera incantata poterà una tregua e consenso in un partito dilaniato da faide interne, acuite ancor più dalle recenti batoste elettorali. Per il momento volano i coltelli tra le rispettive fazioni. Il primo a farsi avanti è stato Wes Streeting. Dopo la sua roboante lettera di dimissioni da ministro della Sanità, in cui non ha risparmiato critiche feroci al premier, ha chiesto una svolta decisa ed è ufficialmente sceso in campo per la leadership del Partito Laburista. «Abbiamo bisogno di una vera competizione con i migliori candidati in lizza, e io mi candiderò», ha confermato a Sky News.

Gli ha subito fatto eco l’ex sindaco di Manchester, Andy Burnham, il più odiato a Downing street perché forse quello più dotato di un vero carisma. Burnham peraltro può vantare un’esperienza nell’amministrazione di un territorio non semplice come il nord dell’Inghilterra, oggi nelle mani dell’ambizioso partito dei Green, che ha dilagato proprio nella città un tempo feudo incontrastato dei laburisti. Non candidarlo al seggio supplettivo in Parlamento, senza una apparente ragione che andasse oltre un dissidio personale, è stato un suicidio e l’ennesima catastrofe della cieca gestione Starmer. L’ex sindaco ha dichiarato ai microfoni della BBC che si presenterà alle imminenti elezioni suppletive di Makerfield per “salvare il partito”. Ma dietro i nobili intenti di facciata, si nasconde una ragione ben più prosaica. Senza sedere su uno scranno a Westminster, in base al regolamento interno, nessuno può ambire alla guida del partito, condizione necessaria per sfidare il premier ancora in carica.

Dal canto suo, Streeting stringe i tempi e continua a chiedere all’inquilino di Downing Street una road map precisa che conduca alla successione. Ma, in un momento di apparente fair play tutto britannico ha spiegato di non aver voluto forzare i tempi, poiché non era nell’interesse del partito avviare una competizione prima che il rivale in pectore avesse avuto la possibilità di essere eletto deputato. I più maligni sussurrano che, in realtà, l’ex ministro sappia di non avere la stessa presa sull’elettorato di un politico navigato come Burnham. E gioca forse anche il timore che una lotta troppo cruenta finisca per spaccate in due il Labour, regalando voti ai verdi e aprendo di fatto a un lungo, doloroso e irreversibile viale del tramonto della sinistra storica inglese.
Su un punto concordano i due sfidanti: non si può semplicemente continuare così. Cambieremo il tono della campagna elettorale e riavvicineremo il partito alla comunità e al territorio, promettono all’unisono. Che una certa distanza dalla realtà sia più di una percezione è bastato il recente voto amministrativo a confermarlo. Ma servirà ben più di qualche dichiarazione di intenti per cambiare un destino che sembra tracciato. Sia come sia, in UK si è aperta la stagione della caccia. Ma gli animalisti stiano sereni. Nel mirino non ci sono le povere volpi. Da una parte e dall’altra i fucili restano puntati verso il premier, e stavolta non basterà un miracolo di Natale per salvare il traballante Keir Starmer.