Il gazebo del Riformista campeggia dalle 9 del mattino al centro di piazza Cardelli, un triangolo di sole incastonato a metà tra piazza Nicosia e il Parlamento. Si raccolgono le firme per il referendum sulla Giustizia Giusta, sei quesiti che mentre impongono alle Camere di accelerare le riforme, rimettono la giustizia al centro del dibattito pubblico. Tanti si fermano e firmano; il tema è sentito, anche se in tv se ne parla poco il clima di odio giustizialista nel Paese sta cambiando.

Alla spicciolata si radunano cinquanta persone, e alle 12 è Piero Sansonetti a spiegare le ragioni della mobilitazione. «Bisogna firmare questi referendum se si vuole riportare in Italia una idea di Stato di diritto e di giustizia. Come mai raccogliamo le firme? Perché siamo un giornale nato esattamente per questo, per combattere lo strapotere e la sopraffazione della magistratura e soprattutto per combattere la subalternità e la prostrazione sul giornalismo della magistratura. Il giornalismo oggi è in ginocchio davanti alla magistratura. E noi siamo nati per dire: alzatevi in piedi, cominciamo a lavorare seriamente». E non a caso tra i primi a portare un saluto c’è Luca Palamara, l’ex presidente dell’Anm che rivelando le carte e gli accordi del Sistema ne è diventato il principale avversario. «E’ tempo di verità, ci sono temi legati al mondo della giustizia finalmente sdoganati. Ed è giusto che i cittadini chiedano di intervenire. La gente vuole sapere, conoscere, incidere. Ed è con il referendum che si stimola l’iniziativa parlamentare. È il momento di discuterne apertamente e in tutte le sedi», dice Palamara.

Arriva in piazza e stringe mani, si concede per i selfie: è una celebrity televisiva, con il merito di aver portato ad emergere un bubbone che nessun magistrato di prima fila, come lui, aveva fino ad ora trovato il modo di denunciare. Ed è candidato alle elezioni suppletive per la Camera, collegio di Roma Primavalle. Non se ne parla, in televisione, ma anche per la Camera si va al voto il 3 ottobre, a Roma e a Siena. Tra i banchi di Montecitorio siede già Roberto Giachetti. Era al gazebo per primo, la scuola è quella di Marco Pannella, e non tradisce: «Sono decenni che porto avanti battaglie come queste», dice il deputato di Italia Viva. «Il referendum ha il merito di mettere sotto agli occhi del legislatore l’adesione popolare, spontanea, di tantissimi cittadini che chiedono al sistema della giustizia di voltare pagina coraggiosamente».

Dal gruppo di IV raggiunge il gazebo del Riformista anche la deputata Lucia Annibali, professione avvocata, sempre in prima linea per le battaglie garantiste. «Sui temi di giustizia di maggior interesse penso che la politica debba mostrare più coraggio. Io ci ho pensato e voglio cogliere l’occasione di questa giornata organizzata da Il Riformista per firmare i quesiti referendari». E lo fa. «Ho firmato cinque dei sei quesiti. Ho perplessità su quello relativo alla custodia cautelare, però sostenere la battaglia dei referendum è utile». «Doveroso firmare tutti i quesiti», ribatte l’ex deputato finiano Italo Bocchino. «Il Paese deve ritrovare quell’equilibrio tra poteri che si è perso dopo Tangentopoli. I Costituenti avevano previsto un equilibrio tra potere esecutivo, legislativo e giudiziario. Oggi questo equilibrio è saltato. E lo strapotere dei magistrati alla fine danneggia cittadini e imprese. Per questo ha un doppio valore firmare ai banchi del Riformista, che è l’unico giornale che fa una seria battaglia garantista e che smaschera tutte le malefatte della giustizia italiana», conclude Bocchino.

Salvatore Buzzi e Massimo Carminati, i due principali coimputati della saga giudiziaria di Mondo di mezzo, inchiesta che ha perso sul campo l’appellativo di Mafia Capitale, compaiono insieme in piazza. Con il documento in mano si mettono in fila per aderire ai referendum. Sottoscrivono i quesiti. Buzzi e Carminati vogliono parlare: «L’inchiesta che ha travolto me e tanti altri, distruggendo le nostre cooperative, si è rivelata un flop. Serve una separazione delle carriere e la responsabilità civile dei magistrati». Insieme con loro tanta gente: commercianti del centro, animatori culturali, insegnanti, pensionati. Arriva per firmare lo scrittore Diego Zandel. L’industriale farmaceutica Alessandra Baldassarri. Il lobbista Massimo Micucci. Il direttore della comunicazione del Formez, Sergio Talamo. Il segretario del Partito Liberale Europeo, Marco Montecchi.

L’ex presidente del consiglio comunale di Roma, Marcello De Vito, che ha lasciato il M5S proprio sul principio insindacabile del garantismo. Attirati dalla coda arrivano studenti universitari, qualche turista non romano. Per ultima firma la regina dei comunicatori istituzionali, Loredana Ulivi. A fine giornata si contano centinaia di firme: sono tanti i moduli al completo. E ciascuno si porta via una copia del giornale, simbolo di un impegno e un’attenzione intransigente sulle battaglie per il ripristino dello Stato di diritto. Da dietro le quinte osserva la scena l’editore, Alfredo Romeo. Il giornale che ha messo su è militante ma indipendente. Lo sottolinea Sansonetti: «E non è d’altronde questa la missione ultima del giornalismo, mobilitare l’opinione pubblica su grandi campagne di idee?»

Romano e romanista, sociolinguista, ricercatore, è giornalista dal 2005 e collabora con il Riformista per la politica, la giustizia, le interviste e le inchieste.