C’è chi ha firmato «perché è ora che i giudici italiani si diano una regolata». E chi, invece, ha sottoscritto i sei quesiti «perché ciò che accade nei tribunali e, sempre più spesso, al di fuori di essi è intollerabile e il voto è l’unica strada per cambiare». Sono più di cento le persone che hanno aderito alla raccolta di firme a sostegno del referendum Giustizia Giusta che il Riformista, come si addice a un giornale convintamente garantista e sempre in prima linea contro la cultura forcaiola, ha organizzato per questa settimana a Napoli. La maggior parte dei firmatari è finora composta da avvocati, dipendenti amministrativi di Tribunale e Corte d’appello, qualche magistrato “eretico” (già, così sono considerate le toghe che cantano fuori dal coro) e altri operatori del mondo della giustizia.

Ma al gazebo allestito dal Riformista in piazza Giovanni Porzio, a breve distanza dall’ingresso principale del Tribunale partenopeo, si sono presentate anche decine di impiegati, operai, pensionati e semplici passanti: segno di quanto l’esigenza di una giustizia più giusta, autorevole e soprattutto credibile sia avvertita in modo trasversale dai napoletani appartenenti a ogni classe sociale o fascia d’età. E se è vero che a ciò contribuiscono le rivelazioni dell’ex pm Luca Palamara, l’inquietante vicenda della loggia Ungheria e gli altri scandali di cui la magistratura nazionale è protagonista da una manciata di anni a questa parte, è altrettanto vero che molti napoletani hanno capito di non poter più rimanere indifferenti davanti alle pessime prove che i tribunali locali hanno dato di sé nel corso del tempo. Senza scomodare il caso Tortora, macchia indelebile sulla giustizia partenopea, Napoli è infatti diventata uno degli avamposti della malagiustizia grazie al record di innocenti sbattuti in galera (addirittura 101 nel solo 2020), alla lentezza esasperante dei processi (più di quattro anni in appello) e alle inchieste-show che puntualmente danno vite e carriere in pasto al tritacarne mediatico-giudiziario salvo poi rivelarsi clamorosi flop. Insomma, sembra che la capitale del Mezzogiorno abbia finalmente imparato a indignarsi anche davanti a una giustizia che finisce per privilegiare i forti anziché i deboli e per calpestare i diritti anziché tutelarli.

Nella prima giornata di raccolta delle firme, iniziativa che proseguirà fino a venerdì dalle 9 del mattino alle 13, al gazebo del Riformista si sono presentate anche personalità di spicco del mondo del diritto. Qualche esempio? Giuseppe De Angelis, presidente del Consiglio di disciplina del distretto della Corte di appello di Napoli. E poi Nicola Quatrano, avvocato con alle spalle una lunga carriera da magistrato: «A Napoli l’iniziativa del Riformista colma una doppia lacuna: la mancanza di luoghi dove firmare a sostegno del referendum e, soprattutto, di luoghi dove farlo in modo laico. È bello vedere la città mobilitarsi coinvolgendo anche chi non si professa radicale o riformista». In prima linea anche Arturo Frojo, decano dei penalisti del foro napoletano, secondo il quale «alla luce di quanto accaduto negli ultimi mesi e di quanto già si sapeva, il referendum resta l’unica strada per riformare l’attività dei giudici».

Per i prossimi giorni è annunciata la firma non solo di altri avvocati, magistrati, cancellieri, politici di diversi schieramenti, docenti universitari e intellettuali, ma anche di studenti, pensionati e gente comune: tutte persone di diversa estrazione culturale e sociale, ma finalmente accomunate dalla battaglia contro l’abuso della custodia cautelare, lo strapotere delle correnti all’interno del Consiglio superiore della magistratura, la sostanziale irresponsabilità delle toghe, l’eccessiva “vicinanza” tra pubblici ministeri e giudici e la devastazione delle classi dirigenti imposta dal decreto Severino. Perché il problema della giustizia inefficiente, irragionevole e inaffidabile non riguarda solo ristrette élites ma tutti i segmenti della popolazione.

Ecco perché la grande mobilitazione civile per la giustizia giusta è destinata a proseguire e a vedere il Riformista ancora una volta in prima linea. Dopo Napoli, infatti, sarà la volta di Roma: da lunedì 13 a venerdì 17 settembre giornalisti, opinionisti e anche semplici sostenitori del nostro giornale saranno in piazza Cardelli, a pochi passi dalla sede del Parlamento nazionale, per raccogliere altre firme a sostegno del referendum promosso dai Radicali e per illustrare a chi fosse interessato la storica occasione di cambiamento che questa consultazione popolare porta con sé.

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.