Probabilmente il Csm è irriformabile. Come lo era la Russia di Breznev. Le proposte presentate dalla commissione Luciani e – credo – accolte dalla ministra Cartabia sono inguardabili. Rispondono a un ordine preciso: “Giù le mani dal Csm: è roba nostra” . Ordine perentorio firmato dal partito dei Pm. La proposta di riforma non cambia assolutamente niente. Non scalfisce neppure, anzi probabilmente rafforza il potere delle correnti, non blocca le porte girevoli tra magistratura e politica, non affronta la questione della separazione delle carriere, rifiuta un ruolo agli avvocati nei consigli giudiziari, eccetera eccetera eccetera. Chiamarla riforma è una barzelletta.

È stata esclusa persino la blanda proposta, che veniva dalla stessa magistratura e che trovava supporto persino nei 5 Stelle, dell’uso del sorteggio per selezionare i candidati al Csm. Io penso che il sorteggio avrebbe ridotto di pochissimo le capacità di controllo delle correnti, ma almeno sarebbe stato un piccolo passo, e comunque un segnale. Un modo per dire, magari anche ipocritamente: sì, ridurre lo strapotere delle lobby e delle correnti è giusto. Invece no: niente. Lo scandalo Palamara ormai sembra lontanissimo. E sembra piuttosto lontano anche il recente caso Amara. I giornali non ne parlano più. Fingono che non sia successo niente. Eppure qualcosa è successo.

A me pare che praticamente nessuno abbia contestato la sostanza della denuncia di Palamara. Magari qualcuno ha da ridire su singoli episodi (anche se mi sembra che Palamara abbia in mano ampi riscontri a quel che racconta). Ma nessuno, direi, mette in discussione il fatto che un “Sistema” esiste, che è governato in parte dalla correnti e in parte, probabilmente, da Logge segrete, e che le carriere sono decise non sulla base delle doti o dei meriti dei magistrati ma dei rapporti di potere. Probabilmente anche molte sentenze sono determinate non dalla verità, o dalla ricerca della verità, ma da quei rapporti noti o inconfessabili che legano l’uno a l’altro un certo numero di Pm e giudici.

Ebbene, c’è qualche giornale che fa campagna su queste cose? Nessuno. Ne hanno fatte tante, di campagne, quando qualche politico finiva in difficoltà, o era sospettabile, o veniva messo in mezzo da qualche magistrato. Ora che l’evidenza del degrado ai vertici della magistratura è del tutto evidente, i giornali tacciono. Voi sapete niente di che fine abbiano fatto le indagini sulla Loggia Ungheria? Esiste o no questa Loggia? Chi ne faceva parte? Che poteri aveva? L’avvocato Amara dice di avere molte carte in mano per dimostrare di aver detto la verità. Qualcuno sta indagando? Qualche organo di stampa se ne sta occupando? In questa situazione inquietante è arrivata questa proposta di riforma che è più una burla che altro. Ed è arrivata mentre anche nei partiti si sta accendendo una battaglia. Almeno così pare.

Prima le dichiarazioni coraggiose di Luigi Di Maio, che ha rotto con anni di giustizialismo grillino, poi l’uscita importantissima di uno dei padri storici del Pd, Goffredo Bettini. Il quale ha invitato il suo partito a compiere dei passi seri in direzione dell’idea garantista, nella giustizia e nella politica. Bettini, annunciando il suo favore ai referendum indetti dai radicali, ha invocato un “cambio di cultura” da parte del Pd sui temi della giustizia. Il partito ha reagito molto freddamente. Letta, addirittura, ha alzato un muro. Ha detto, mi pare con un certo sdegno, che i referendum sono solo “un modo per fare lotta politica”. Lasciando intendere che questa della lotta politica è una pessima abitudine e che i partiti devono liberarsi di queste abitudini pericolose. Non sono fatti, i partiti, per i rischi della lotta politica.

Che oltretutto prevede anche l’ipotesi della sconfitta. Letta ha zittito Bettini, spiegando che lui semplicemente sta dalla parte di Cartabia e di Draghi e quindi è contro i referendum. Nei giorni scorsi aveva polemizzato con gli “impunitisti”. Termine inventato da lui e che lascia intendere una idea della giustizia molto vicina a quelle del vecchio grillismo. Cioè la giustizia vista come un valore che si basa non sul pilastro del diritto ma su quello della punizione. Il Pd si accoccolerà vicino a Letta o accetterà il grido di battaglia di Bettini? E Bettini, che oggi appare fortissimamente isolato, avrà il coraggio di tirare dritto, o si rassegnerà? È una cosa molto importante. Se dopo le ubriacature di tangentopoli e l’inseguimento dei populisti, la sinistra troverà almeno un lumicino garantista, cambieranno parecchio i termini della lotta politica. E gli schieramenti. Si uscirà dal medioevo.

Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.