La senatrice Anna Rossomando è responsabile Giustizia del Pd da quando, con l’arrivo della ministra Cartabia, «si è aperta questa nuova fase», come sintetizza. Una fase in cui il Pd torna a fare proposta politica, dopo averla a lungo subìta. «Le nostre proposte si inscrivono tutte nella tradizione libertaria di garantismo della sinistra. Non vorremmo si tornasse all’età dello scontro, perché di quell’epoca alla fine ha fatto le spese la stessa cultura garantista», mette in guardia. Mentre «adesso c’è l’opportunità di operare grandi riforme».

Com’è lo stato dell’arte della giustizia italiana?
Facciamo i conti con mali storici. Con il ministro Orlando era iniziato il percorso delle riforme strutturali, ma c’erano scarse risorse. Adesso ci sono. C’è la grande novità di oltre tre miliardi destinati dal Recovery alla giustizia.
Il Recovery con una mano dà e con l’altra chiede. Servono riforme sistemiche urgenti.
Questo dà una grande responsabilità e un grande impegno, dobbiamo intervenire sul processo civile, sul penale e sul Csm. Una opportunità irripetibile cui questa amplissima maggioranza non può derogare: le riforme vanno fatte adesso e con coraggio.

Non può essere il referendum la spinta per accelerare le riforme?
Il referendum è un istituto democratico importante. Ma è lo strumento più adatto per discutere di riforme della giustizia? Se fossimo agli sgoccioli, capirei. Ma mi lascia perplessa la simultaneità: mentre il Parlamento discute le leggi di riforma, fuori si raccolgono le firme? Si rischia di fare del populismo, cioè di dare spallate a furor di popolo.

Anche Bettini è per il referendum.
È un uomo di grande spessore politico e intellettuale. Ha voluto aprire una discussione e richiamare la politica al coraggio delle scelte; questa sua suggestione va raccolta.

In che senso la raccoglie, lei e il Pd?
Con le nostre proposte e con l’appoggio che diamo alla Ministra Cartabia. I nostri emendamenti non sono tanti ma sono chiari: affrontano di petto la questione dei tempi del processo penale, per la tutela di garanzie fondamentali, e riaffermano il principio di non colpevolezza. Così come sono una punta avanzata le proposte della Ministra Cartabia. Me lo lasci dire: sono più avanzate dei quesiti referendari.

La Ministra Cartabia fa dimenticare Bonafede. La apprezza, la differenza?
Siamo in un’altra fase politica. E la politica ha il compito di spostare le posizioni dei propri interlocutori e perfino degli avversari. Il M5S era con noi al governo, ma non è un mistero per nessuno che il punto su cui misuravamo le maggiori distanze era proprio la giustizia. Ma su questo punto, così come sull’Europa, c’è stato uno spostamento di asse del Movimento. E forse i garantisti stanno avendo ragione su due fronti, perché i Cinque Stelle chiedono scusa per gli eccessi di piazza e Salvini è passato dal “marcire in galera” a riflettere sulla custodia cautelare. Bene, se la politica ci dà ragione è un bene, mica mi arrabbio.

Quindi Di Maio e Bonafede sono diventati un’altra cosa, sono garantisti.
C’è una maturazione nel Movimento, ed è una novità positiva di cui tenere conto. Ed è la ministra Cartabia a trovare i punti di mediazione con tutti i partiti della maggioranza.

Sulla prescrizione può tornare la riforma Orlando?
Come sa ci sono due proposte nella commissione Cartabia: una è la riforma Orlando che ci piace moltissimo, l’altra è quella per fasi processuali, proposta da noi con un emendamento. La migliore sarà quella che riuscirà ad avere la condivisione più ampia in questa maggioranza. Il mio impegno è quello di portare su questa posizione tutti, e vedo qualche apertura. Considero le ultime aperture di Di Maio prodromiche ad a una sintesi garantista sulla prescrizione.

Senatrice, non è stata solo una scivolata quella su Uggetti per cui Di Maio si è scusato. È la loro constituency, è il Vaffa di Grillo. Pensa che si scuseranno per la loro intera storia, fino a oggi?
Infatti non ho difficoltà a dire che su questo hanno sbagliato. Il problema non è dire loro che sbagliano, è con il confronto provare a cambiare le posizioni.

Lei e il Pd siete promotori dell’Alta Corte, sostituirà il Csm?
Dobbiamo agire in fretta contro le derive del correntismo. Ci vorrà una legge costituzionale che preveda la separazione tra il disciplinare e le attribuzioni del Csm, affidandolo a un organismo del massimo livello. Una Alta Corte composta con lo stesso metodo misto con cui viene composta la Corte Costituzionale.

Ci specifica meglio?
Penso a una Corte che giudicherà del disciplinare della magistratura ordinaria, amministrativa e contabile. Solo su questo andando a sostituire il Csm. Tra le proposte della commissione Cartabia c’è già un intervento importante: quello di separare la competenza dei membri del Csm tra chi si occupa delle valutazioni di professionalità e chi del disciplinare, per non sovrapporre i due ruoli. Una riforma che si può fare già con legge ordinaria in attesa di un intervento più radicale con legge costituzionale.

E sulle nomine a pacchetto?
Proponiamo che vengano bandite: devono potersi fare in rigoroso ordine cronologico. E i segretari del Csm, come i componenti degli Uffici studi, figure importanti che oggi vengono individuati solo tra i magistrati, vengano reclutati per concorso aperto anche agli esterni.

Romano e romanista, sociolinguista, ricercatore, è giornalista dal 2005 e collabora con il Riformista per la politica, la giustizia, le interviste e le inchieste.