Botta e risposta senza esclusione di colpi tra Carlo Calenda, in corsa per la carica di sindaco a Roma, e Mattia Santori del Movimento delle Sardine, che ha annunciato la sua candidatura nella lista del PD per il consiglio comunale di Bologna, in appoggio a Matteo Lepore.

La replica del leader di Azione, chiamato in causa da Santori in un post su Facebook in cui spiega la sua scelta- “Mi candido a Bologna perché qui c’è un Pd che preferisce guardare a sinistra piuttosto che ad Azione e a Italia Viva“- non si è fatta attendere.

La candidatura di Santori

Mattia Santori, fondatore del Movimento della Sardine– nato a Bologna nel 2019 durante la campagna elettorale per le regionali in Emilia Romagna, in supporto alla candidatura di Bonaccini contro la Lega di Matteo Salvini- ha spiegato le motivazioni della sua candidatura in un lungo post pubblicato su Facebook.

Vi diranno che siamo schiavi del PD” scrive. “La verità è che hanno paura, perché qualcuno alle dinamiche da Prima Repubblica preferisce rimboccarsi le maniche e offrirsi alla politica, perché un giovane attivista sceglie di certificare un’alleanza partendo dal basso piuttosto che farsi blindare un comodo posto in Parlamento, perché a Bologna è nata una coalizione che replica il modello Bonaccini e lo migliora: le sardine; un PD che preferisce guardare a sinistra invece che ad Azione o Italia Viva; una lista che unisce i coraggiosi ecologisti di Elly Schlein e il civismo di sinistra di Coalizione Civica; un M5S depurato dai simpatizzanti della destra populista.”

Per poi spiegare: “Ecco che allora non si tratta di entrare nel PD o in altri partiti, significa dare il proprio contributo alla coalizione guidata da Matteo Lepore” in un periodo storico in cui “fare politica è un’onta e candidarsi è scandaloso io sono orgoglioso ed entusiasta di partecipare alla prossima campagna elettorale da candidato indipendente nella lista del PD.” 

Il tweet di Calenda e la replica di Santori

Le parole di Santori hanno irritato Carlo Calenda che, in un tweet indirizzato al segretario del Partito Democratico Letta, scrive: “Per carità ⁦Enrico Letta⁩ sono fatti vostri e non miei, ma candidare un ragazzotto senza arte né parte, che vuole darvi la sveglia e sorvegliare la vostra purezza ideologica ti sembra una buona idea? Opterei per pedata nelle chiappe (metaforica).” 

Un ‘attacco’ a cui Mattia Santori ha replicato, sempre tramite un post su Facebook: “Io mi sto candidando da indipendente volendo dare un contributo alla mia città come consigliere comunale– sottolinea-. Che dire di un signorotto con arte e soprattutto con parte, che ha avuto una pedata (non metaforica) per arrivare dov’è arrivato?

Un signorotto che dopo esser stato bocciato alle elezioni del febbraio 2013, viene nominato qualche mese dopo addirittura viceministro? Un signorotto che si è fatto eleggere, da iscritto, nelle liste del Pd per poi creare il suo partitino personale, dovrebbe esimersi dal dispensare consigli non richiesti.” Per poi concludere: “Nel mentre, confido nelle pedate (metaforiche) dei romani…”

 

Redazione