L’ambiente è un’industria verde e la Campania ha enormi potenzialità che devono, però, fare i conti con una zona ad altissimo rischio idrogeologico, il più elevato in Europa, e con vertici politici sensibili alla tematica ma, spesso, poco concreti. «In presenza di aree ad elevato rischio su gran parte del territorio, nel quale è spesso presente un patrimonio ecosistemico e culturale tra i più ricchi e preziosi a livello internazionale – spiega Vera Corbelli, segretario generale del Distretto idrografico dell’Appennino Meridionale – l’unica strategia possibile è rappresentata dall’applicazione degli strumenti tecnici, scientifici e gestionali disponibili, ai quali affiancare l’approfondimento delle conoscenze». Il monitoraggio, la valutazione dello “stato di salute” e gli interventi da programmare su un territorio generano un effetto domino positivo che tocca non solo l’ambiente e la sicurezza, ma l’economia, lo sviluppo, gli investimenti e l’occupazione. È per questo che serve una visione di insieme, una strategia di pianificazione con interventi a breve, medio e lungo termine. Da dove potrebbe iniziare la Regione?

«Dalla ripresa di un progetto che è si è bloccato a metà strada – spiega Egidio Grasso, presidente dell’ordine regionale dei geologi – Il progetto in questione riguarda i presidi idrogeologici, ovvero l’assegnazione di aree a esperti che dovrebbero aggiornare le carte e seguire l’evoluzione dei vari fenomeni che interessano la zona a loro assegnata». Ora il progetto è fermo e «le figure professionali non sono state formate, i finanziamenti non sono più arrivati e questo comporta un problema in termini di interventi: si interviene quando c’è l’emergenza, spesso lavorando su documenti non aggiornati e questo rende difficile individuare velocemente le priorità e le cose da fare». La cattiva abitudine di intervenire solo quando il danno è fatto è cosa risaputa ed è questo che deve cambiare. «Gli enti regionali – spiega Grasso – concentrano i finanziamenti nelle opere (spesso fatte in emergenza) ma dovrebbero concentrarsi per reperire fondi dedicati allo studio e ai progetti, anche perché per accedere alla maggior parte dei fondi europei servono progetti esecutivi e in questo la Campania è carente».

Occorre un piano strategico per il Mezzogiorno che faccia leva sui punti di forza del nostro territorio e del sistema fisico ambientale che, se monitorato e messo al centro di progetti validi, può creare forza lavoro. Ne sono convinti i vertici del Distretto idrografico dell’Appennino Meridionale che si occupa della gestione delle risorse idriche che, in Campania e al Sud, non mancano e, se utilizzate in modo adeguato, possono rappresentare un volano per lo sviluppo economico di tutti i settori. Non bisogna dimenticare che l’acqua non è un bene illimitato e, quindi, va governata e gestita con oculatezza e visione strategica. Se ne deve controllare la qualità, la quantità e la distribuzione per rendere sostenibile la sua gestione. La lista di cose da fare, in questa prospettiva, è lunga.

«Bisogna intervenire sulla mitigazione e gestione dei rischi presenti sul territorio attraverso un approccio che, partendo dalla comprensione profonda dei fenomeni e delle dinamiche territoriali, consenta, attraverso alti livelli di progettazione, la realizzazione di interventi a basso impatto ambientale – spiega Vera Corbelli – Occorre valorizzare le risorse del territorio e tra queste il sistema costiero, nel quale la dinamicità dei processi naturali si manifesta costantemente e sui quali occorre agire in termini di sicurezza e di salvaguardia del patrimonio ambientale. In definitiva, attraverso il risanamento e la valorizzazione del sistema fisico ambientale, dare vita alla cosiddetta “fabbrica verde” come motore di sviluppo dell’economia».

Il Distretto si sta già muovendo in questa direzione e ha proposto diversi progetti: gli interventi per monitorare il rischio frane centri dell’Avellinese come Rotondi, Cervinara, San Martino Valle Caudina, oltre che quelli nella zona del Volturno e in quella del Cilento, sono solo alcune delle iniziative da concretizzare al più presto. «Bisogna ottimizzare gli interventi e gli sforzi – conclude Corbelli – utilizzando in maniera più efficace ed efficiente risorse e fondi pubblici, nella consapevolezza che la Campania e il Mezzogiorno dispongono di enormi potenzialità sulle quali bisogna investire con convinzione».