Sono sessantadue gli ospizi privati che il Comune di Napoli etichetta come Rsa. Non le Rsa (Residenza sanitarie assistite) delle aziende sanitarie, ma Residenze sanitarie anziani, ossia ospizi privati. Monica Buonanno, assessore municipale alle Politiche sociali, non ha dubbi sul numero, ma non è in grado di chiarire dove sono e quanti anziani assistono i 62 ospizi cittadini. Centinaia o migliaia? A Fuorigrotta la Casa di Mela tra i suoi ospiti aveva vecchiette con l’Alzheimer ma, a quanto sembra, tra i 42 assistiti c’era anche qualche anziano con problemi psichiatrici. Di giorno in giorno il numero dei decessi sarebbe salito da tre a sette mentre anche tra il personale si registrano diversi contagiati dal Coronavirus.

C’è fortunatamente una copertura assicurativa per tutti imposta dal regolamento regionale del 2014. Ma in piena pandemia nessuno ha avuto tempo e voglia di contattare uno studio legale per eventuali richieste di risarcimento. “I dipendenti dell’assessorato lavorano da casa e il censimento degli ospizi al momento non può essere consegnato agli organi di informazione – chiarisce l’assessore Monica Buonanno – per motivi di privacy. In città quelli che accolgono anziani sono sessantadue, ma la documentazione degli ospizi deve essere modificata: è a uso ufficio, contiene dati sensibili che non possiamo divulgare”. Sulla Casa di Mela indaga la Procura con i carabinieri del Nas per individuare eventuali errori e omissioni che potrebbero aver trasformato l’ospizio di Fuorigrotta in un focolaio infettivo.
I controlli a tappeto in città e negli ospizi privati della Regione sono scattati da giorni perché i contagiati dal Covid-19 sono circa trecento, su una platea di migliaia di anziani.

Tamponi per tutti o, meglio ancora, kit rapidi che in pochi minuti permettono di capire se si è positivi o meno al Coronavirus; in caso di sospetto contagio si procede col tampone e con il più accurato accertamento di laboratorio. La task-force regionale, con Soresa, ha fatto acquistare un milione di kit veloci. Sono pochi, pochissimi perché una volta superato il possibile picco di contagi, dovremo prepararci alla ripresa. “Siamo fermi al milione di kit rapidi – chiarisce Ugo Trama, rappresentante della Protezione civile all’interno della task-force Covid – perché non si è deciso di far aprire a Soresa un’altra manifestazione sui kit rapidi. Questi controlli sono destinati al personale sanitario inteso in senso lato: nelle strutture ospedaliere sono a rischio di contagio non solo medici e infermieri ma anche autisti, vigilantes, addetti alle pulizie e alla ristorazione e i fornitori abituali. La task-force valuterà l’acquisto di altri kit rapidi se ci saranno altre situazioni di contagi”.

Corrado Cuccurullo, il presidente della Soresa, con la forza della sua esperienza di manager sa già che per uscire dal terribile “Io resto a casa” serviranno – invece del milione di striscette rapide già acquistate dalla Regione Campania – almeno altri cinque milioni di kit rapidi. L’uomo della strada chiede sicurezza e tranquillità. Maschere e guanti assicurano una garanzia parziale a migliaia di donne e uomini che lavorano in supermercati spesso affollati. A loro si aggiungono commercianti impegnati in salumerie, pescherie, tabaccherie, distributori di benzina e in tanti altri esercizi che prima o poi – con sintomi o senza sintomi – hanno il diritto di sapere se il virus li ha contagiati o meno.

Anche caserme e strutture militari da un momento all’altro possono trasformarsi in focolai infettivi, discorso che riguarda le comunità religiose con frati e suore che vivono nei conventi. La task-force e la Soresa devono programmare ora la nostra libera uscita. Servono macchinari per la disinfezione costante di strade e uffici pubblici. E con i macchinari c’è bisogno dei giusti quantitativi di disinfettanti antivirali per garantire sicurezza a scuole, università, ospedali, sedi comunali e regionali in cui prima o poi chiunque potrà accedere, anche se con guanti e mascherine.