“Siamo qui per dire che i vostri problemi sono i nostri problemi. Siamo qui, perché quando si parla di carcere, “bisogna aver visto”, come ci ricordano le celebri parole di Piero Calamandrei che sapeva bene cosa significasse la vita del carcere”. Dopo aver visto le condizioni del carcere di Santa Maria Capua Vetere, dove il 6 aprile 2020 è avvenuta l’orribile mattanza della polizia penitenziaria giustificata come “perquisizione straordinaria”, la ministra della Giustizia Marta Cartabia e il premier Mario Draghi annunciano la riforma dell’ordinamento penitenziario.

“Oggi Cartabia e Draghi hanno dimostrato di essere ottimi interlocutori” ha dichiarato il magistrato di sorveglianza Marco Puglia, presente insieme ai tre garanti locali (Samuele Ciambriellogarante dei detenuti della Campania, Emanuela Belcuore, garante di Caserta e Pietro Ioia, garante di Napoli) e con il garante nazionale Mauro Palma. “C’è una nuova aria a Santa Maria – prosegue Puglia – come un balsamo che allevia le loro sofferenze”.

I quattro problemi cronici del carcere

Quattro i problemi cronici: sovraffollamento, strutture non adeguate, scarso ricorso alle pene alternative e carenza di personale. La Guardasigilli parte del sovraffollamento presente nei 190 istituti penitenziari presenti in Italia. “Sovraffollamento significa spazio dove è difficile anche muoversi, dove d’estate, come abbiamo sperimentato anche oggi, si fa fatica persino a respirare. Oggi a questo problema occorre far fronte con una strategia che operi su più livelli: strutture materiali, interventi normativi, personale, formazione”.

Riguardo le strutture materiali e l’adeguata manutenzione, nell’ambito dei fondi complementari al PNRR, “è stata prevista la realizzazione di 8 nuovi padiglioni. Tra gli istituti sui quali dovranno insistere le nuove costruzioni – annuncia Cartabia – c’è anche Santa Maria Capua Vetere, insieme a Rovigo; Vigevano, Viterbo, Civitavecchia, Perugia, Ferrara e Reggio Calabria”.

Pene alternative: lavori di pubblica utilità

“Ma l’altro piano fondamentale – sottolinea la Ministra– è quello normativo. Il pacchetto di emendamenti in materia penale, approvato dal Consiglio dei Ministri la settimana scorsa, prevede anche un uso più razionale delle sanzioni alternative alle pene detentive brevi. Occorre correggere una visione del diritto penale incentrato solo sul carcere, per riservare la detenzione ai fatti più gravi. La Costituzione parla di “pene” al plurale. La pena non è solo carcere. Senza rinunciare alla giusta punizione degli illeciti, occorre procedere sulla linea, che già sta generando molte positive esperienze, anche in termini di prevenzione della recidiva e di risocializzazione, attraverso forme di punizione diverse dal carcere – come, ad esempio, i lavori di pubblica utilità. In questo, un ruolo fondamentale è svolto dai giudici di sorveglianza.

Nuove assunzioni e più formazione

“Occorre rimediare alla grave diminuzione del personale che si è verificato nel corso degli anni, provvedendo immediatamente a nuove assunzioni e, possibilmente, incrementare l’organico della polizia penitenziaria, senza dimenticare gli educatori, i dirigenti e tutto il personale, anche dell’esecuzione penale esterna. Le scoperture di personale sono significative per tutte le categorie. I concorsi in atto e quelli già programmati non saranno sufficienti nemmeno a coprire il turn over”.

“La carenza di personale – spiega Cartabia -sovraccarica di ulteriori responsabilità quello in servizio e lo sottopone a condizioni di stress, se non a situazioni di rischio. Servono anche finanziamenti per la videosorveglianza capillare e per le attrezzatture specifiche degli agenti. Servono però – ed è quel che considero l’aspetto ancora più qualificante – più fondi per la formazione permanente. Dobbiamo investire molto di più nella formazione, per tutto il personale e, in particolare, per quello della Polizia penitenziaria.

Essa svolge un compito complesso e delicatissimo, anche se la sua attività non è del tutto conosciuta. Oltre all’esercizio della tradizionale funzione della vigilanza e della custodia, la Polizia penitenziaria raccoglie anche il compito di accompagnare il detenuto nel percorso rieducativo, come vuole la nostra costituzione. Vigilare e accompagnare. Vigilando redimere, dice il vecchio motto del corpo. Occorre fermezza e sensibilità umana e, soprattutto, altissima professionalità per svolgere un compito tanto affascinante quanto difficile”.

Draghi: “Già condannati due volte per sovraffollamento”

“L’Italia è stata condannata due volte dalla Corte europea dei diritti dell’uomo per il sovraffollamento carcerario. Ci sono migliaia di detenuti in più rispetto ai posti letto disponibili. Sono numeri in miglioramento, ma sono comunque inaccettabili. Ostacolano il percorso verso il ravvedimento, ostacolano il reinserimento nella vita sociale, obiettivi più volte indicati dalla Corte Costituzionale”. Sono le parole del premier Mario Draghi dopo la visita nel carcere di Santa Maria Capua Vetere dove ha raccolto le testimonianze dei detenuti.

“In un contesto così difficile – aggiunge – lavorano ogni giorno, con spirito di sacrificio e dedizione assoluta, tanti servitori dello Stato, in primis la polizia penitenziaria, che in grande maggioranza rispetta i detenuti, rispetta la propria divisa, rispettano le istituzioni. Vorrei anche dire che gli educatori assicurano le finalità riabilitative della pena. I mediatori culturali assistono i carcerati di origine straniera. I volontari permettono molte delle attività di reinserimento. A voi, ai vostri colleghi in tutta Italia, e al corpo della polizia penitenziaria nel suo complesso, va il più sentito ringraziamento del Governo e il mio personale”. Per Draghi “la detenzione deve essere recupero, riabilitazione. Gli istituti penitenziari devono essere comunità. E dobbiamo tutelare, in particolare, i diritti dei più giovani e delle detenute madri. Le carceri devono essere l’inizio di un nuovo percorso di vita. L’Italia, questo Governo, comunità di Santa Maria di Capua Vetere, vogliono accompagnarvi. Grazie”.

Giornalista professionista, nato a Napoli il 28 luglio 1987, ho iniziato a scrivere di sport prima di passare, dal 2015, a occuparmi principalmente di cronaca. Laureato in Scienze della Comunicazione al Suor Orsola Benincasa, ho frequentato la scuola di giornalismo e, nel frattempo, collaborato con diverse testate. Dopo le esperienze a Sky Sport e Mediaset, sono passato a Retenews24 e poi a VocediNapoli.it. Dall'ottobre del 2019 collaboro con la redazione del Riformista.